I PARCHI DELL’UNITÀ D’ITALIA

Guida ai parchi del Piemonte legati alla nascita del nostro Paese

Le manifestazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia coinvolgono 8 parchi naturali del Piemonte, la cui storia è accomunata alla nascita del nostro Paese o a Casa Savoia. Alcune di queste aree protette furono infatti istituite come riserve di caccia della famiglia reale o come polmoni verdi per le loro residenze di villeggiatura. Nata come privilegio dei monarchi, la creazione di questi parchi è comunque servita a tutelare la natura del Piemonte, oggi restituita come bene pubblico, fruibile da tutti i cittadini. Un grande patrimonio ambientale che comprende Parco Nazionale del Gran Paradiso, Parco Val Grande, Parco delle Alpi Marittime, Parco della Mandria, Parco Fluviale del Po e dell'Orba, Parco Naturale della Collina di Torino, Parco Burcina e Parco della Val Troncea.  Aree verdi che anche famiglie con bambini possono godere a piedi, in bicicletta o a cavallo seguendo una serie di percorsi ecologici.

PARCO NAZIONALE GRAN PARADISO 

A cavallo tra Piemonte e Valle d’Aosta, è stato primo parco nazionale italiano, istituito nel 1922, su territorio alpino di 70.000 ettari con quote varianti dagli 800 m dei fondovalle  ai 4061 m della vetta del Gran Paradiso. La prima protezione del suo territorio risale al 1856 quando Vittorio Emanuele II vi creò l’omonima riserva di caccia con l’introduzione di guardiacaccia per impedire l’estinzione dello stambecco (simbolo del parco) ridotto a pochi esemplari. Tra 1860 e 1900 vi furono costruiti 325 km di mulattiere: oggi frequentate dagli escursionisti. È una delle più importanti riserve faunistiche con 2400 stambecchi e 8000 camosci. Oltre agli ungulati, vivono nel parco 21 coppie di aquile reali e predatori come lupo, lince e gipeto. L’Ente Parco svolge ricerche scientifiche su fauna e flora: studia letargo della marmotta, storia dello stambecco, abitudini alimentari della volpe e varietà floreali delle Alpi.

PARCO NAZIONALE VAL GRANDE

È stato istituito nel 1992  tra Verbania e il confine svizzero, nella maggiore area selvaggia delle Alpi (14.598 ettari). La scarsa presenza dell’uomo ha trasformato la Val Grande in un laboratorio per studiare l'evoluzione di piante e animali protetti. Il suo territorio si è spopolato nel dopoguerra con la fine della civiltà alpina che ha lasciato in eredità la rete di ripidi sentieri che collegavano il fondovalle agli alpeggi di quota per le transumanze. Alcuni sono molto impervi, altri sono stati attrezzati per facili escursioni. In località Condoglia per secoli sono state sfruttate le cave di marmo rosa, usate a fine Trecento per costruire il Duomo di Milano. Durante la Prima Guerra Mondiale vi furono realizzate le fortificazioni militari della ‘Linea Cadorna’. La vegetazione del parco è favorita dalla vicinanza del lago Maggiore che, col suo influsso termico, mitiga il clima e permette le ricche fioriture che caratterizzano i paesaggi. Si va dai boschi di grandi castagni del  fondovalle fino a faggeti in quota e - nelle forre (piccoli canyon) - tassi, ontani, tigli e aceri. È una buona meta per il birdwatching con possibilità di avvistare aquile reali, falchi pellegrini, galli forcelli, francolini di monte, picchi, merli acquaioli, ballerine gialle e gufi. In quota si incontrano camosci e caprioli. Sempre più numerosi i cervi, ma anche volpi, faine, martore, tassi e donnole. Nel masso dell’Alpe di Prà dell’Alpe Sassoledo si trovano incisioni rupestri.

PARCO NATURALE VAL TRONCEA

È stato istituito nel 1980 in alta Val Chisone su un’area 3280 ettari compresa tra 1670 e 3280 m di quota per salvaguardare flora e fauna originali e recuperare le tradizioni agro-silvo-pastorali delle Alpi Cozie, dove la presenza degli alpeggi è documentata fin dal 1265. E un graffito antropomorfo testimonia la presenza di insediamenti preistorici. Per la posizione di confine (a pochi km dalla Francia) e la presenza di una comunità valdese perseguitata dall’Inquisizione, la Val Troncea fu a lungo contesa tra Torino e Parigi. Attraverso i 22 itinerari tracciati (per trekking ed equitazione) che attraversano la valle si scoprono specie forestali come larici, pini cembri e pini uncinati. E fiori alpini: astro alpino, driade, stella alpina, viola calcarata, geo montano, soldanella alpina e arabetta cerulea. E si incontrano camosci, cervi, caprioli, cinghiali, stambecchi (reintrodotti nel 1987), volpi, ermellini, donnole, faine, tassi, lepri e marmotte. I birdwatcher avvistano picchi, ghiandaie, nocciolaie, gipeti e aquile che nidificano sulle pareti rocciose. Nelle borgate ci sono fontane, forni e abitazioni rurali del Settecento e Ottocento: ampie stalle con volte a crociera e tetti ricoperti di larice.

PARCO NATURALE REGIONALE ALPI MARITTIME

Nel Cuneese, al confine con la Francia, comprende la valli Vermenagna, Gesso e Stura. La prima riserva reale (protetta) nasce nel 1855 per volere di Vittorio Emanuele II che aveva una residenza estiva a Sant'Anna di Valdieri, oltre alle palazzine di caccia a San Giacomo di Entracque e Piano del Valasco, e i due chalet alle Terme di Valdieri. Il Parco viene creato nel 1995 dalla fusione del Parco dell'Argentera con la Riserva del Bosco e dei Laghi di Palanfré, delimitando un territorio montuoso in parte ancora selvaggio di 27.945 ettari. Dove la vicinanza del mare, 80 laghi in quota e vette oltre i 3000 m hanno favorito un singolare sviluppo botanico col proliferare di 2600 specie floreali (un terzo del patrimonio italiano) tra cui molte piante endemiche, che crescono solo qui. Centro della conservazione botanica è la Riserva Juniperus Phoenicea con 450 specie e la contestuale tutela di rarità come le farfalle Papilio alexanor e la formica amazzone. Grande anche la ricchezza faunistica e aviaria: sono presenti buona parte degli uccelli dell'arco alpino occidentale: dal gallo forcello alla pernice bianca, sette coppie di aquila reale e un gran numero di migratori. E, camminando sui sentieri, è probabile l’incontro col camoscio (4500 esemplari), ma anche con stambecchi, marmotte, caprioli, cinghiali e mufloni. Ed è tornato il lupo. Per gli amanti del trekking ci sono itinerari tra medioevali vie del sale, mulattiere di caccia e sentieri che portano ai laghi.

PARCO REGIONALE LA MANDRIA

Alle porte di Torino, vicino alla Reggia di Venaria, nasce nel Seicento come riserva di caccia dei Savoia e prende il nome dall’allevamento di cavalli istituito da Vittorio Amedeo II. I suoi 6541 ettari furono chiusi nel 1863 da un giro di mura di 30 km che confina con 21 comuni del Torinese. Area regionale protetta  dal 1978, è dal 1997 patrimonio dell’umanità Unesco, perché conserva uno dei più significativi boschi di pianura del Nord-Ovest italiano. Un territorio fecondato dalle alluvioni della Stura di Lanzo che mantiene gran parte della copertura vegetale naturale, dominata dalla farnia (rara varietà di quercia), seguita da carpino bianco, frassino, tiglio, olmo, rovere. È importante anche per la tutela dell’habitat di specie animali selvatiche e non: cervi, daini e tartarughe palustri, ma soprattutto razze equine italiane in pericolo di estinzione. È una buona meta per il birdwatching con aquile reali, cicogne nere, gru, aironi bianchi maggiori, chiurli, falchi pescatori, morette e garzaie dove si riproducono gli aironi cenerini. Polmone verde di Torino, è l’ideale per  passeggiate a piedi o in bicicletta. Nel parco ci sono 20 edifici tutelati dalle Belle Arti. La chiesetta di San Giuliano del XII secolo con affreschi e opere di fine XV secolo. Poi il reposoir di caccia, la Villa dei Laghi e la Bizzaria, palazzina di caccia, dono di Vittorio Emanuele II alla Bela Rosin, la sua amante Rosa Vercellana.. E il Borgo Castello, imponente edificio in mattoni rossi costruito tra XVIII e XIX secolo come padiglione per allevare cavalli di razza, poi – dopo il trasferimento a Stupinigi delle scuderie nel 1853 – residenza preferita da Vittorio Emanuele II con la sua amante. In tema risorgimentale il parco ospita il Relais Bella Rosina, un 4 stelle ecocompatibile (marchio Ecolabel) ricavato in un'ex struttura rurale; il suo ristorante serve prodotti naturali e a km zero e propone menu vegetariani.

PARCO NATURALE DELLA COLLINA TORINESE

Situato ai margini del territorio metropolitano, è un parco - creato nel 1991 unendo le aree protette di Superga e del Bosco di Vaj - di 822 ettari esteso sui comuni di Torino, Baldissero, Pino Torinese, San Mauro e Castagneto Po. Un’area protetta sotto il profilo artistico e paesaggistico, da secoli intrecciata alla presenza dell’uomo e a edifici di grande valore architettonico, come la Basilica di Superga (fatta costruire dai Savoia) e le ‘vigne’, un complesso di ville e giardini costruiti tra XVI e  XIX secolo per la villeggiatura dei reali. Grazie alla posizione geografica, tra Alpi e Mar Ligure, vanta 2000 specie botaniche: di origine alpina  come faggio, pino silvestre, sorbo montano e mirtillo nero; ma anche da clima mediterraneo come bagolare, orniello, sorbo domestico, pungitopo, dittamo. Boschi tra cui vivono piccoli mammiferi: volpi, tassi, faine, donnole, ricci e scoiattoli. E volano picchi (verde e rosso), upupa, zigoli neri e a rapaci diurni come poiane, nibbi, sparvieri, gheppi e notturni come allocchi e civette. È accessibile attraverso 195 percorsi naturalistici su 840 km di stradine e sentieri. Lo si raggiunge anche con la cremagliera che dal 1884 collega Torino (Sassi) a Superga (3 km con 417 m di dislivello). La fermata intermedia di Pian Gambino porta all'omonimo Parco Botanico, recentemente inaugurato.

PARCO FLUVIALE DEL PO E DELL’ORBA

È stato creato nel 1990 unendo 8 riserve naturali tra le province di Torino, Alessandria, Novara e Vercelli, su un territorio totale di 15.080 ettari nel tratto terminale del Po piemontese (95 km di fiume). Si estende, dal ponte stradale che collega Verrua Savoia con Crescentino, fino alla confluenza col torrente Scrivia. Un territorio di pianura dove il fiume si alterna a immense risaie e a paludi. Meta privilegiata per le escursioni in bicicletta e il birdwatching: si avvistano tarabuso, salciaiola, airone rosso, mestolone, alzavola, falco di palude, occhione, sterna comune e fraticello. Il Parco ha predisposto percorsi didattici, itinerari ciclo-pedonali, escursioni guidate a cavallo, in canoa e in bicicletta. Durante il Risorgimento, la zona venne usata dai Savoia come sistema difensivo contro dell’esercito austriaco e in seguito fu in parte canalizzata (1863-1866) per volere di Cavour. La parte più selvaggia è dopo Casale Monferrato, quando gli affluenti Sesia e Tanaro dilatano il corso del Po che crea isole e spiagge di ghiaia, rifugio di diverse specie di pennuti. Il Parco racchiude reperti archeologici dell’età del bronzo alla Grangia di Pobietto, la fortezza di Verrua Savoia, l’antico Mulino San Giovanni di Fontanetto Po e numerosi castelli a Camino (il più antico del Monferrato), Gabiano, San Genuario, Casale e Pomaro.

RISERVA NATURALE SPECIALE DEL PARCO BURCINA

Per celebrare lo Statuto Albertino, a metà Ottocento, l’imprenditore biellese Giovanni Piacenza acquistò dei terreni sulle pendici del bric Burcina e diede vita a un parco esotico con piante pregiate provenienti da tutto il mondo: cipressi dell’Arizona, criptomerie del Giappone, cedri del Libano e cinque sequoie della California (le prime introdotte in Europa) messe a dimora presso il laghetto, a monte del Casino Blu. L’opera fu continuata per 50 anni dal figlio Felice con l’aiuto dei più famosi vivaisti di Francia e Belgio. Dal 1935 il parco (57 ettari) è proprietà del Comune di Biella che nel 1980 lo ha trasformato in una riserva naturale per la promozione del turismo responsabile con centro di educazione ambientale, biblioteca botanica, giardino e una collezione di oltre 120 campioni di specie forestali.

Portale dei parchi italiani
Parchi del Piemonte legati all’unità d’Italia
Parco Fluviale del Po e dell'Orba
Parco Nazionale Gran Paradiso
Parco Nazionale Val Grande
Parco Naturale Val Troncea
Parco regionale La Mandria
Parco Nazionale Alpi Marittime
Parco Naturale della Collina Torinese
Parco Burcina
Cipra Vivere nelle Alpi
Relais Bella Rosina
Fondation Grand Paradis (Valle d'Aosta)