RAGUSA GIOCA LA CARTA DELL'ECOTURISMO

Trekking da città e paesi barocchi attraverso gole carsiche diventate oasi ecologiche. Per scoprire i contrasti di un territorio e ciò che resta di un'antica civiltà agropastorale.

La regione dei Monti Iblei, la più meridionale d'Italia (si trova 50 km più a sud di Tunisi), gioca la carta dell'ecoturismo per scoprire il suo singolare altopiano calcareo e rivitalizzare paesi svuotati da decenni di emigrazione. La provincia di Ragusa vanta attrazioni come Modica, Scicli, Noto e Ibla: meraviglie del barocco siciliano, meta del turismo internazionale. Ma pochi conoscono la sua natura. L'aspro altopiano siccitoso, l'avaro pascolo della vacca modicana, animale adatto a climi torridi, che ha bisogno di poco cibo e ancora meno acqua, ma dà il latte da cui si ricava il cacio ragusano Dop, una delle delizie della gastronomia locale. Siamo al centro di una civiltà agropastorale molto lontana dalla Sicilia del mito. Qui non ci sono mare e templi greci, ma un paesaggio brullo caratterizzato da centinaia  di muretti a secco - spesso sovrastati da fichi d'India - che dividono le proprietà agricole. Unica eccezione al pascolo sono gli ulivi secolari e le vigne. In buona parte del Ragusano il latifondo è scomparso dal Seicento, quando i principi indebitati vendettero i piccoli appezzamenti ai contadini che li coltivavano. La parcellizzazione del territorio spiega la scarsa penetrazione mafiosa nella regione: la mafia nacque per difendere i privilegi delle grandi famiglie latifondiste.

LA NATURA TRIONFA NELLE CAVE

La monotonia del paesaggio è movimentata dalle cave, le valli carsiche che squarciano l'altopiano calcareo sedimentario. Ferite strette e profonde, create dal millenario lavoro erosivo dell'acqua. Letti di torrenti attorno ai quali si sviluppò una foresta primaria di lecci, da millenni integrata da salici, pioppi, acacie, bagolari, robinia pseudoacacia, carrubi, artemisia, ulivi e pini d'Aleppo. Quest'ultima pianta, introdotta in Sicilia dai fenici, è il principale protagonista della riforestazione delle cave. In una regione dove  la forestale, oltre a proteggere il territorio, ha una funzione di welfare: dà lavoro in aree con la disoccupazione a due cifre, come nel caso delle venti torrette antincendio, dove nel periodo caldo si alternano sulle 24 ore un centinaio di avvistatori precari, assunti per 101 giorni, il periodo necessario per poi accedere alla disoccupazione agricola. Miracoli siciliani. Ma torniamo alle cave che - come oasi nel deserto calcareo che le circonda - sono luoghi lussureggianti di spettacolare bellezza con foreste, sorgenti che formano laghetti e uccelli in volo. Nicchie ecologiche con pareti a strapiombo e vita animale e vegetale, grazie alla presenza costante dell'acqua. Ma anche ricche di antiche antropizzazioni con i ddieri, abitazioni neolitiche scavate nella roccia (nell'XI secolo divennero il rifugio di monaci eremiti provenienti dall'Anatolia), le grotte usate come stalle, un convento (in Cava della Misericordia), piccole masserie (alcune trasformate in rifugi) e numerosi mulini ad acqua (ci sono progetti di restauro di forestale e privati). Le cave furono il fulcro della civiltà agropastorale ragusana prima che negli anni '50 la scoperta del petrolio dilatasse Ragusa Alta e svuotasse le campagne: qui grazie all'acqua c'erano gli orti, ci sono ancora vicino a paesi e città. Le cave sono l'ideale per itinerari naturalistici, grazie a sentieri - percorribili a piedi, in mountain-bike, a cavallo o in compagnia degli asini - che si snodano proprio dalle città barocche. "Il trekking in Cava della Misericordia parte da Ibla in piazza della Repubblica per snodarsi su un anello di 7 km, in parte sentiero Cai, un percorso facile adatto anche a famiglie" spiega Nanni di Falco, una preparata guida ambientale che con il suo Sicilia in cammino organizza trekking naturalistici in tutta l'isola. Un'altra buona meta per il trekking è Cava dei Servi con un anello di 10 km e una splendida sorgente con laghetto. E l'attività ecoturistica coinvolge le strutture ricettive con masserie trasformate in agriturismi e, come a Chiaramonte Gulfi, l'antica stazione ferroviaria convertita in un confortevole albergo tre stelle.

LUCI E OMBRE DEL BIOLOGICO

Anche l'agricoltura locale si tinge di verde con una forte crescita delle produzioni biologiche di olio d'oliva, miele, origano, frutti, salumi, formaggi, composte e vino. In campo enologico eccelle l'azienda Gulfi di Chiaramonte, che con tecniche bio ha raggiunto alti standard qualitativi che le hanno aperto i mercati internazionali. Ma anche il biologico ha le sue contraddizioni. "Ho il certificato Ecocert ma non lo metto sull'etichetta perché sulle produzioni biologiche c'è una speculazione che triplica il prezzo e ci esclude da mercato. Ci guadagnano commercianti e distributori, ma noi produttori ci perdiamo" afferma Giovanni Cannizzo di Confetture Montelauro di Monterosso Almo, maestro nella trasformazione della mela cotogna. Per trovare clienti al di là di distribuzione e commercio e mantenere tecniche di allevamento tradizionali, l'Agriturismo San Giorgio di Giarratana ha ideato 'adotta la tua pecora': il cliente paga per l'allevamento e riceve direttamente dal fattore carne, ricotta e formaggi; ha anche un'opzione per vegetariani e animalisti di soli prodotti vegetali.

IL RECUPERO DEI CENTRI ABITATI

Il recupero del territorio non può prescindere i centri abitati. L'immenso patrimonio di Ragusa Ibla - ricostruita in stile barocco dopo il terremoto del 1693 con un gioco di scalinate, vicoli e piazzette su cui si affacciano 42 chiese - dichiarata patrimonio dell'umanità dall'Unesco, è stato in parte restaurato anche se molto resta da fare. A Monterosso Almo il Comune sta ripristinando Palazzo Cucuzza, un eclettico edificio liberty del 1907 affacciato sulla centralissima piazza San Giovanni, già residenza di una famiglia di grandi proprietari terrieri: i suoi 700 mq diventeranno un centro culturale e museale; lo spazio si presta a molteplici attività anche come ritrovo dei giovani e per il rilancio delle attività artigianali. Chiaramonte Gulfi, con un centro storico monumentale, punta sulle attrazioni di otto musei: interessanti quello dell'olio, del liberty e l'ornitologico, ospitati nel gioiello architettonico di Palazzo Monsanto. L'ornitologico parte da una collezione di 350 uccelli impagliati, eredità di un passato molto lontano dalla passione per il birdwatching, ma che con una riclassificazione del materiale esposto potrebbe diventare un valido strumento per gli studi aviari. Custode di pezzi preziosi, nonché testimone di un'antica tradizione, è il museo del ricamo. Uno degli esperimenti più interessanti di recupero del patrimonio immobiliare è in corso nel piccolo comune di Giarratana, dove una parte periferica del paese, formata di case in pietra in passato abitate da contadini e pastori, è stata trasformata in un museo a cielo aperto restaurando otto case e ricostruendo al loro interno la vita dell'epoca con mobili e suppellettili. Su questo itinerario, che sale alle rovine dell'antico castello, a Natale va in scena un Presepe vivente animato dagli stessi abitanti. Il progetto prevede l'acquisto da parte del Comune di una quindicina di ruderi per trasformarli in mini appartamenti di un albergo diffuso mirato agli ecoturisti.

 

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