PESCA O NON PESCA?

Una notizia sulla pesca-turismo provoca contestazioni. Approfondiamo il tema tra dati, punti di vista vegetariani e realtà dell'attività ittica globale. É o non è ecoturismo?

Una notizia riportata sul sito su un piccolo pescatore ligure che, vista la situazione del settore, passa dalla pesca massiva a un'attività di pesca-turismo (non pesca sportiva o d'altura) portando fino a tre ospiti sulla sua barca, ha scatenato le proteste di moli lettori, per lo più vegani, o comunque vegetariani e convinti che 'il benessere e la prosperità della vita umana e non umana sulla Terra hanno valore per se stesse' e 'anche i pesci sono animali da sottrarre a sofferenza e uccisioni ingiustificate' secondo i principi dell'ecologia profonda. Perciò la pesca-turismo, anche di fronte alla riconversione di un settore in crisi e a una sostanziale riduzione del danno (passando dall'attività ittica massiva a interventi marginali), è un'operazione crudele e riprovevole, e non è comunque definibile di ecoturismo. Le lettere più significative sono pubblicate integrali e firmate al fondo dell'articolo.

UN DIBATTITO SUL TEMA

Incoraggiato da tante contestazioni - tra gli obiettivi di Ecoturismo Report c'è quello di evidenziare le contraddizioni nel mondo del turismo come in quello ambientalista - ho pensato di approfondire il tema e aprire un dibattito sulla pagina Facebook di Ecoturismo Report (dove l'articolo è pubblicato) che funziona come un blog: tutti i lettori possono intervenire.

L'ATTENZIONE AI VEGETARIANI

Credo, anche per scelta personale, che diventare vegetariano sia l'opzione più ecologica soprattutto dal punto di vista dell'impiego e della ridistribuzione planetaria delle risorse. E che ciò è vero indipendentemente dai motivi che spingono a questo stile di vita: religiosi, politici, salutisti o animalisti. Per questa ragione - caso unico nel panorama editoriale italiano - abbiamo sviluppato sul sito la sezione Viaggiare Vegetariano, con un url dedicato www.viaggiarevegetariano.it, che dà informazioni a vegetariani e vegani con link per spostarsi in tutto il mondo. Oltre ad articoli di approfondimento sulla cultura vegetariana in diversi Paesi. Sono felice che in Italia il numero dei vegetariani abbia raggiunto la ragguardevole cifra di 4,5 milioni di individui (9% della popolazione adulta) e sia in costante crescita. Ma non credo che siano classificabili come ecoturismo solo le attività strettamente vegetariane e di seguito spiego perché.

DANNI DELLA PESCA E CONDIZIONI DI VITA DEI PESCATORI

La pesca è a livello mondiale una delle attività a fine alimentare di maggiore impatto sull'ambiente. Secondo la Fao, per tornare a una pesca sostenibile l'attività ittica dovrebbe ridursi da qui al 2015 tra il 36 e il 43%. Ciò non toglie che, negli attuali equilibri produttivi e commerciali globali (criticabili quanto si vuole ma non mutabili in un giorno né in un anno) la pesca da un lato alimenta la tavola delle nazioni ricche (Giappone in particolare che ha consumo sconsiderato di risorse ittiche) e, sempre più, dei nuovi abbienti dei Paesi emergenti: e qui si può e si deve intervenire per limitare il danno. Ma dall'altro è fonte di sostentamento per centinaia di milioni di diseredati delle aree più povere del mondo. Gli insediamenti di pescatori che ho visto dalle Filippine al Madagascar, dall'oceano Indiano alle coste dell'Africa sono tra le realtà più miserabili e degradate del Pianeta: la condizione abitativa più lontana dal 'pittoresco villaggio di pescatori' descritto da tanti depliant dell'industria del turismo. E il lavoro in mare è tra i più duri e rischiosi intrapresi nella storia dell'uomo, spesso solo per sfamarsi. Perché la scelta vegetariana è possibile in gran parte del globo, ma non ovunque. Sono stato sui pescherecci degli Inuit nel canale che divide la Groenlandia dall'estremo nord del Canada, dove - nelle aree più miti - crescono solo per due mesi l'anno rape bianche e fiori: qui, nella seconda metà degli anni Novanta, persino Greenpeace si è ricreduta non sulla pesca a merluzzi e salmoni ma sulla caccia alla foca, elemento caratterizzante degli Inuit, popolo in queste terre molto più a rischio d'estinzione dell'animale polare presente in molti milioni di capi. E non è più semplice essere vegetariani sugli atolli corallini del Pacifico, dove l'unico alimento vegetale è da millenni la noce di cocco. Situazioni estreme? Certo. Ma la diffusione del pesce secco ha salvato milioni di vite durante le ricorrenti e falcidianti carestie del Sahel, un'area dove la siccità provocata dalla desertizzazione ha ridotto più volte drasticamente la possibilità di vivere di agricoltura. Credo perciò che - pur condividendo i valori che lo generano - l'integralismo vegetariano sia una visione limitata del problema.

COSA É O NON É ECOTURISMO

Un termine spesso abusato, per il quale lo Unwto, l’agenzia dell’Onu per il turismo, ha fissato dei paletti. Oltre ai più ovvii requisiti di rispetto dell'ambiente e sostenibilità, si sofferma sull’impatto socio-economico del turista verde che deve contribuire all’economia delle popolazioni locali. Di conseguenza uscire in mare sulla piroga a bilanciere di un pescatore povero delle Filippine è più green che mangiare un buffet vegetariano su un catamarano di lusso di una multinazionale. Se vale nel Terzo Mondo perché non deve valere in Italia? É più eco assistere alla pesca (non è uno sport ma un lavoro duro) su un piccolo peschereccio di un'industria in crisi o mangiare vegano a bordo di una nave crociera ad alto impatto? Siamo su un argomento contraddittorio. E se la discriminante è il vegetarianesimo, non sarebbe ecoturismo l'attività delle molte farm africane che allevano bovini e ovini ma al contempo curano - spesso in collaborazione col Wwf o altre associazioni ambientaliste - gli animali selvatici feriti e ammalati per poi reintrodurli nella natura, e finanziano quest'ultima attività ospitando turisti. O non rientrerebbero nell'ecoturismo oltre il 90% degli agriturismi italiani, dove si allevano animali per uso alimentare secondo la tradizione contadina italiana: attività che si sono rivelate la più efficace risposta allo spopolamento e al conseguente degrado delle nostre campagne.

LETTERE

Salve, vorrei protestare per l'inserimento del "pescaturismo" tra le attività di "ecoturismo report". Ritengo sia controproducente proporre a una persona che cerchi un contatto con la natura in maniera rispettosa, oltre che offensivo in un certo senso, un'attività che includa l'uccisione degli abitanti della natura stessa. Queste attività, vanno, infatti, in contrasto con alcuni dei principi basilari dell'Ecologia Profonda, tra cui i seguenti:

"1. Il benessere e la prosperità della vita umana e non umana sulla Terra hanno valore per se stesse (in altre parole: hanno un valore intrinseco o inerente). Questi valori sono indipendenti dall'utilità che il mondo non umano può avere per l'uomo.

2. La ricchezza e la diversità delle forme di vita contribuiscono alla realizzazione di questi valori e sono inoltre valori in sé.

3. Gli uomini non hanno alcun diritto di impoverire questa ricchezza e diversità a meno che non debbano soddisfare esigenze vitali."

Ebbene, come voi certamente saprete la pesca non è necessaria per soddisfare esigenze vitali, centinaia di milioni di persone nel mondo non mangiano pesce né alcun essere senziente e ancora più gente non pratica questo "sport" che - per riprendere sempre i punti basilari della deep ecology "impoveriscono la ricchezza e la diversità delle forme di vita".

Sempre a contatto con l'ambiente acquatico, vi sono moltissime altre attività da poter proporre, come gite in barca, barca a vela, attività subacquee non-cruenti e così via. Grazie.

Alberto Infante

 

Salve, ho letto l'articolo che avete pubblicato dal titolo "pescaturismo diurno in liguria". volevo comunicarvi tutto il mio disappunto nel leggere una cosa del genere su un sito che parla di ecoturismo. Non esiste un modo ecologico per uccidere animali. Sarebbe molto più piacevole invitare la gente a conoscere il mare senza uccidere nessuno, magari presentando prodotti locali vegetali.

Simona Monteleone, Roma

 

Ecoturismo significa anche incoraggiare attività economiche alternative, che non disturbino però la flora e la fauna dell'ecosistema, perciò non significa affatto promuovere la pesca - che sia pesca massiva o meno - quando si potrebbero promuovere altre attività (realmente ecologiche e che non danneggino niente e nessuno) ben più interessanti e idonee a chi vuole un rapporto meno impattante col mare. Se questo settore è alla frutta, come anche lei afferma, un motivo c'è, e si trova nel grande calo degli animali pescati, quindi si dovrebbe rinunciare completamente a questa pratica e non incentivarla, soprattutto sapendo (visto che lei è anche vegetariano) che mangiare pesce non è indispensabile per l'uomo e che molte persone ormai rifiutano di nutrirsi di animali. Inoltre, da un punto di vista ambientale il nutrirsi di animali é uno spreco da ogni punto di vista, le risorse impiegate per "produrre" un kg di pesce sono molto maggiori di quelle necessarie per una equivalente quantità di cibi vegetali, che oltretutto sono molto più sani. Se la situazione degli ecosistemi marini è giunta a questo punto, è anche e soprattutto a causa di chi compra e mangia questi animali uccisi, quindi andrebbe fatta una campagna di informazione su questo piuttosto che pubblicizzare la pesca.

Isabella Longarini

 

Salve, ho letto con disappunto una (non saprei come altro definirla) pubblicità sul vostro sito che niente ha a che vedere con l'attenzione verso l'ambiente e le creature che lo popolano, tanto meno con l'ecoturismo, così come i mari sono da tutelare dallo sfruttamento e dall'inquinamento generato dall'economia umana anche i pesci sono animali da sottrarre a sofferenza e uccisioni ingiustificate. 
Credo che un sito come il vostro dovrebbe promuovere stili di vita fondati sul rispetto e sulla sostenibilità, sul turismo pulito e non violento , sull'alimentazione sana e cruelty free. 
Non è solo per una questione di coerenza con le idee che apparentemente vi accomuna a chi (come me) ama la natura, ma anche di correttezza nei confronti di coloro che vi seguono, siamo infatti già fin troppo bombardati da tutte le parti con messaggi pubblicitari a cura dell'industria alimentare basata sullo sterminio degli animali cosiddetti da reddito (pesci inclusi) per tollerare che questo accada anche nei luoghi  più selezionati della rete.
Paolo, Grosseto

 

Salve, vorrei protestare per l'inserimento del "pescaturismo" tra le attività di "ecoturismo report".
Ritengo sia controproducente proporre a una persona che cerchi un contatto con la natura in maniera rispettosa, oltre che offensivo in un certo senso, un'attività che includa l'uccisione di meravigliose creature dei mari, abitanti della natura stessa. Queste attività vanno  in contrasto con alcuni dei principi basilari dell'Ecologia Profonda. Il benessere e la prosperità della vita sulla Terra di qualsiasi razza e specie, hanno tutti lo stesso diritto di vivere, soffrono e provano dolore quando le viene inflitto! Gli uomini non hanno alcun diritto di uccidere e impoverire il mare e questa ricchezza e diversità. Voi certamente saprete la pesca non è necessaria per soddisfare esigenze vitali, centinaia di milioni di persone nel mondo non mangiano pesce né alcun essere senziente e ancora più gente non pratica questo "sport"  per  impoverire la ricchezza e la diversità delle forme di vita. Non è uno sport ma un crimine! Sempre a contatto con l'ambiente acquatico, vi sono moltissime altre attività da poter proporre,  come gite in barca, barca a vela, attività subacquee non-cruenti e così via. Grazie. Go Vegana Fruttariana!
Eleonora Vegan Chinnici

IN RISPOSTA ALLE ULTIME LETTERE (NON QUI PUBBLICATE)

Guido Ceronetti, vegetariano da 50 anni, scrisse che la cosa più noiosa è rispondere a chi ti chiede <perché sei vegetariano>? Che questo lo facciano dei vegetariani che si considerano più vegetariani degli altri vegetariani racconta il paradosso senza bisogno di altri commenti. La scelta vegetariana nasce dalla filosofia della non violenza, quindi della diffusione della tolleranza. A fronte di alcune lettere colte e riflessive di alcuni animalisti ne ho ricevute altre aggressive, piene di insulti e persino di minacce: figlie di una concezione totalitaria per la quale la mia è l'unica verità e va imposta agli altri a tutti i costi. Niente di più lontano dal concetto gandhiano di estendere la compassione verso ogni essere vivente.

30/7/2012

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