IL MEKONG MINACCIATO DALLE DIGHE

Un universo più che un fiume, dove vivono 65 milioni di persone che parlano 50 lingue. Pericoli per biodiversità ed economia rurale. E itinerari in Laos e Vietnam.

Per Marguerite Duras il Mekong era <il fiume più bello e selvaggio> della Terra. Per i governi di Cina e Sud-Est Asiatico è <il volano dell'economia dell'Indocina>. Tra la visione romantica della scrittrice francese e quella affaristica dei politici orientali, c'è una realtà più pragmatica: il Mekong forma uno dei più vasti e importanti bacini fluviali del mondo sotto l'aspetto etnico, economico, culturale e ambientale. Lungo i 4880 km del suo corso - dai ghiacciai del Tibet al delta in Vietnam - vivono 65 milioni di persone e migliaia di specie animali in molti casi endemiche. Gran parte della sua popolazione vive - su barche, battelli e palafitte - di pesca e agricoltura. Il suo bacino, compresi gli affluenti, copre un'area di 800.000 kmq (come Italia e Francia messe insieme) ed è la maggiore area di pesca fluviale del Pianeta. Nonché una delle più importanti aree del mondo per la produzione di riso: 20 milioni di tonnellate solo nella regione vietnamita del delta. Il Mekong è la principale via di comunicazione della regione. Le sue sponde disegnano da millenni le frontiere tra Paesi e culture: dal Tibet il Mekong attraversa sull’asse longitudinale la provincia cinese dello Yunnan, disegna la frontiera tra Birmania e Laos, tra quest'ultimo e la Thailandia, entra in Cambogia e sfocia a delta in Vietnam. Lungo le sue rive si parlano 50 diverse lingue e vivono popoli chiamati Tibetani, Han (Cinesi), Naxi, Bai, Yi, Hmong, Lisu, Tai, Siamesi, Shan, Birmani, Lao, Mon, Karen, Cham, Khmer, Viet. Genti buddiste, confuciane, sciamanico-animiste, musulmane e cristiane. Un universo più che un fiume.

LE CENTO DIGHE CINESI

Un mondo minacciato dal vento del progresso che soffia dalla Cina, dove sono state costruite (o sono in costruzione) un centinaio di dighe per produrre energia elettrica e rendere il fiume meglio navigabile alle chiatte da 500 tonnellate che trasportano merci dallo Yunnan all'Indocina. Perché la Cina si arroga il diritto di controllare i 5 grandi fiumi che nascono sul massiccio himalayano del Tibet: Brahmaputra, Indo, Irrawaddy e Saluen, oltre che Mekong. Deviando il loro corso prima che raggiungano i Paesi vicini. Un'operazione che comporta disboscamenti, sbancamenti, dislocazione di villaggi e l'estinzione di molti animali lungo il corso del fiume. La Cina è da 1500 anni il leader mondiale nell'ingegneria idrica: ospita più della metà delle 45.000 dighe del mondo. I primi raccordi tra canali per creare una rete navigabile che collegasse il nord al sud del Paese risale alla dinastia Sui (581-618 d.C.). E il Canale Imperiale, realizzato nel XIII secolo per collegare il Fiume Giallo allo Yangzi e ad alcuni fiumi minori, è tuttora il più lungo corso d’acqua artificiale con 1782 km navigabili.

IN LAOS SI RISCHIA LA CATASTROFE

Finanziata dalle banche di Bangkok e motivata dal bisogno di energia a bassi costi dell'industria thailandese, l'ingegneria idrica ha raggiunto anche il Laos, il Paese più povero e arretrato dell'Indocina. A Xayaburi, nel nord del Paese, è prevista la costruzione di una diga con un bacino di almeno 70 kmq. Un fatto che preoccupa i governi di Cambogia e Vietnam che vedrebbero diminuire il flusso delle acque utile alle risaie. Hanoi e Phnom Penh hanno protestano alla Mekong River Commission, l'ente sovranazionale che (composto da Cambogia, Laos, Thailandia e Vietnam) dovrebbe regolare le politiche del fiume: istituto impotente, visto che non comprende la Birmania e il gigante di Pechino. Secondo il Pnas (National Accademy of Sciences Usa) questa diga, insieme alle 78 in costruzione sui tributari del Mekong, altererà le vie di migrazione di molte specie di pesci sia verso le pianure alluvionali che verso le montagne, andrà perduta gran parte della biomassa e di conseguenza della biodiversità del fiume. Si rischia anche una catastrofe umanitaria per il previsto calo di risorse ittiche, ma anche di afflusso idrico per irrigare i campi, a popolazioni (cambogiani, vietnamiti e laotiani del sud) che vivono principalmente di pesca e agricoltura.

ITINERARI SUL MEKONG: DALLA THAILANDIA AL LAOS

Da Chiang Khong (Thailandia) si passa il confine laotiano a Huay Xai, dove tutte le mattine partono i battelli per Luang Prabang. Il viaggio dura 2 giorni su barconi con panche in legno. Scivolano tra acque limacciose, chiuse tra colline foderate di giungla. I villaggi sulle rive sono formati da case costruite a palafitta su tronchi di legno con telai di canne di bambù che reggono pareti di rattan (fibra di bambù intrecciato), pavimenti in legno coperto da stuoie di steli di riso, tetti di foglie di palma. La notte si fa tappa a Pakbeng, dove ci sono guesthouse di diversi livelli. Si prosegue il giorno dopo con barche più piccole tra orti, ricavati sulle sponde alluvionali, curve, secche e rapide. Poi il fiume si allarga. La barca passa davanti alle grotte di Pak Ou: racchiudono centinaia di statue di Buddha. E, prima del tramonto, si approda a Luang Prabang, l'antica capitale del Laos, uno dei luoghi più magici dell'Asia, purtroppo scoperto dal turismo di massa.

LAOS: LE QUATTROMILA ISOLE

All'estremo sud del Laos, al confine con la Cambogia (2 ore a sud di Pakse), c’è la regione delle Quattromila Isole. Una zona dove il Mekong crea una sorta di delta interno con fiumi, laghi e canali che formano briciole di terra tempestate di palme. Solo tre sono abitate. Si alloggia nelle spartane guesthouse di Don Khong e Don Det. Chi sa rinunciare al comfort qui trova una dimensione rurale fatta di pesca, agricoltura, giri in barca, sorrisi e ritmi lentissimi.

VIETNAM, IL DELTA

Il delta è formato da un dedalo di canali in cui il Mekong si divide prima di gettarsi nel Mar Cinese Meridionale: è il volto più spettacolare del Vietnam (3 ore a sud di Saigon). La vita brulicante e i mercati galleggianti presentano un'Asia della memoria, scomparse in gran parte del continente. Il floating market di Cao Lanh, animato da centinaia di barche cariche di frutta, di verdura, di sacchi di riso, di interi branchi di papere. La Sam Mountain a Chau Doc, disseminata di pagode con monaci buddisti: uno dei rari aspetti mistici nel Paese comunista. E la vita dei canali, tra i quali la barca scivola silenziosa. Le acque in cui nuotano migliaia di anatre: stanno scomparendo i pastori di papere che, a bordo di empiriche piroghe, governavano i branchi di volatili. Le braccia liquide su cui si affacciano le case semplici dei contadini sullo sfondo della natura tropicale, in cui gettano le reti i pescatori e nuotano i bambini. Si attraversano piccoli villaggi e infinite risaie. Si seguono i canali finché sboccano nel grande fiume: dove le città sconfinano nell'anarchia delle house-boat. Il Mekong servito da traghetti colmi di ragazze che indossano costumi candidi, attraversato da un formicolio di piroghe spinte dalle fortissime braccia di donne minuscole capaci di remare contro corrente con 10 passeggeri a bordo. Si visitano case galleggianti con vivai di pesci al centro del salotto. La città di Can Tho con la più grande statua di Ho Chi Minh a guardia del fiume e della miriade di ristorantini che sulla riva servono piatti a base di carne di serpente. Il sobborgo rivierasco di Sa Dec - dove viveva Marguerite Duras - trasformato in un vivaio tropicale.


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27/07/2012
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