FINO ALL'ULTIMO TAXI

In Italia il trasporto pubblico urbano è inadeguato e non c'è concorrenza. I taxi fanno cartello. Servono nuovi soggetti con servizi, professionalità e prezzi diversi.

Il tassista che a Torino ha rifiutato un passeggero disabile è l'ennesima prova della distanza di questa categoria dal concetto di servizio pubblico. Finora ogni tentativo di riformare il settore s'è scontrato con inaccettabili forme di protesta: dal blocco degli aeroporti (un reato che nessuno ha perseguito) a quello del tele-taxi (praticata nei giorni scorsi a Firenze in risposta al rilascio di nuove licenze, prima di giungere a un buon accordo col rilascio di 70 nuove licenze ad auto elettriche). E, senza difendere Uber (multinazionale che lascia molti dubbi sul trattamento dei collaboratori), la sentenza del Tribunale di Milano che lo scorso maggio ha bloccato Uber-pop per 'concorrenza sleale' non considera il fatto che in Italia il problema è che per i taxi di concorrenza non ce n'è proprio. Ci sono compagnie e cooperative di taxi diverse ma non c’è concorrenza: applicano tutte le medesime tariffe, cioè fanno cartello, tecnica proibita dall’antitrust (mai intervenuto in proposito). Si paga la stessa tariffa su una Fiat Punto come su un Mercedes: un'auto che costa 4 volte e ha un livello di confort e sicurezza molto superiori. In molti altri Paesi a compagnie diverse corrispondono prezzi e servizi diversi: economiche utilitarie (anche elettriche) per spostamenti urbani senza bagagli; auto di maggiore confort, prezzo e dimensioni per spostamenti più lunghi; trasporti collettivi sulle grandi direttive di traffico; pulmini shuttle porta a porta da e per l’aeroporto.

TAXI NEL MONDO

Ho preso il taxi in più di cento Paesi. Per un giornalista il tassista è la prima e preziosissima fonte di informazioni. E, mentre un aeroporto può falsare l’immagine del Paese, la sua auto – lussuosa, dimessa o scassata che sia – ne tradisce immediatamente la natura, è la prima chiave di interpretazione socio-economica. I tàkushi di Tokyo con le porte automatiche azionate dall’autista, i centrini in pizzo e i poggia testa candidi rendono bene lo stereotipo giapponese. Come a Bombay gli indistruttibili 1100 Fiat mescolati alle nuove Indica Tata con tassametro digitale danno l’idea della trasformazione in corso nell’India dei contrasti. Gli yellow cabs di New York guidati da autisti iraniani piuttosto che cambogiani danno l’idea di una metropoli multietnica molto diversa da quella raffigurata da Martin Scorsese in Taxi Driver interpretato da Robert De Niro. I cabs di Londra documentano il conservatorismo britannico e sembrano un'ultima vestigia dell'Impero. E le carrozzerie a pezzi e i motori asmatici delle vetture africane raccontano il dramma di un continente.

TAXI SPECCHIO DELL'ETICA

Al momento di pagare l’autista svela invece – tra prezzi corretti, sconti, arrotondamenti, mance e tentate truffe – l’etica dominante dell’altrove visitato. In molti Paesi del Terzo Mondo, dove il tassametro è raro, il prezzo va concordato prima, altrimenti ti fregano. Negli Stati Uniti è obbligatoria la mancia, che è invece proibita in Giappone, Australia e Nuova Zelanda. A Lisbona come a Budapest alcuni autisti inseriscono tariffe notturne o fuori città per tartassare gli ignari clienti stranieri. A Shanghai, senza chiederla, ogni vettura emette una fattura elettronica in cinese e inglese. In Italia, a sentire i racconti degli amici stranieri, spesso non facciamo una bella figura: con richieste di denaro superiori al tassametro, esitazione e arrotondamenti nel dare il resto e talvolta, soprattutto nella capitale, atteggiamenti intimidatori. Al porto crociere di Giardini Naxos i taxi chiedono 42 euro per i 7 km che portanoTaormina, niente tassametro: un inaccettabile 'benvenuto' in Italia.

QUANDO AVVIARE IL TASSAMETRO

La situazione non migliora molto per gli italiani. Siamo l’unico Paese dove il taxi prenotato ti arriva sotto casa con 8 euro, ovunque - in Europa come in Asia o in America - il tassametro viene avviato quando sale il passeggero. In qualche Paese europeo c’è un costo di chiamata di un euro o più, cioè c’è la certezza del costo: in Italia il cliente è ostaggio del tassista.

SERVIZIO INADEGUATO

Le norme attuali non appagano i tassisti, con poco lavoro e gravati da gabelle, né i cittadini che hanno un accesso limitato al servizio a causa di costi e fruizione. Tolti Roma e Milano, i taxi passano gran parte del tempo fermi ad aspettare clienti, che li usano solo come estrema ratio, mentre l’auto pubblica dovrebbe essere un mezzo di uso comune in alternativa a quella privata e la si dovrebbe poter fermare per strada come avviene nelle città di tutto il mondo. Estendere l'uso delle vetture pubbliche ridurrebbe il numero di auto private in circolazione con benefici per l'ambiente e per il traffico urbano.

IL TOP É A SINGAPORE

La maggiore libertà di mercato nel settore del trasporto pubblico urbano è a Singapore, dove in concorrenza tra loro operano nove compagnie di taxi con tariffe e servizi diversi. In totale 28.700 vetture per appena quattro milioni e mezzo di abitanti. Ma tutte con tassametro che rilascia fattura elettronica. I prezzi dei CityCab (i più diffusi con 15.000 mezzi) sono di 1,90 euro per il primo chilometro, 0,42 euro per i successivi e 0,25 euro per minuto di attesa. Il reddito pro-capite di Singapore ha superato da anni quello italiano (oggi è di circa il 50% in più) e le società dei taxi dichiarano grandi profitti al fisco. Qui le auto pubbliche non sono mai ferme, sono una valida alternativa al trasporto privato.

LIBERALIZZARE IL SETTORE

Per rilanciare l'economia italiana serve una radicale liberalizzazione del settore con l'ingresso di nuovi soggetti in concorrenza tra loro. Anche auto con autisti che parlano inglese o altre lingue straniere, soprattutto dagli aeroporti e in occasione di grandi eventi. A Pechino, un anno prima delle Olimpiadi il governo cinese obbligò i tassisti a seguire un corso di inglese; agli autisti che non erano in grado di gestire il loro business in inglese fu sospesa la licenza durante l'evento. A Milano non è successo nulla di simile in occasione dell'Expo. E il fatto che molti tassisti abbiano pagato la licenza non è una scusa all'immobilismo di una categoria indifendibile: anche gli edicolanti che stanno chiudendo avevano pagato le licenze, come i commercianti alimentari spazzati via vent'anni fa dai supermercati. Il mondo non si può fermare.


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12/10/2015
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