DALL'ALASKA ALLA PATAGONIA IN VESPA

Con una Vespa del 1970 ha percorso 82.000 km in 18 mesi attraverso le Americhe. Un'avventura. Un viaggio lento, a 50 km orari, un'immersione tra popoli, città e paesaggi, diventato un libro: 21 Americhe.

testo e foto di Ilario Lavarra

Mi ero sempre limitato all'Europa. Viaggi in Vespa della durata del classico mese estivo. Viaggi pieni d'emozioni e chilometri, nulla da dire, eppure non mi bastavano, mai. Un senso di incompletezza che non poteva non sfociare in qualcosa di diabolico, soprattutto per chi come me ha poca dimestichezza con le 'mezze misure'. Allora via! Via verso quell'avventura covata anni, verso un intero continente affascinante e oblungo.

DA NEW YORK ALL'ALASKA

Sono partito con la mia Vespa, una Sprint Veloce del 1970, da New York City un giorno di metà maggio, da poco compiuti i 28 anni. L'intenzione era puntare verso nord e così è stato. Mentirei se dicessi di aver avuto con me un piano preciso e rassicurante. Non credo che certi viaggi si possano/debbano permettere qualcosa di più delineato che la determinazione di portarli a compimento. Ecco perché giunto in Alaska e aver percorso i miei primi 10.000 km, più per un vezzo che altro, decisi di andare a toccare il Mar Artico, lì dove moto ben più grosse che uno scooter con ruote da dieci pollici fanno fatica ad arrivare. Ho attraversato 600 km di deserto composto da tundra e permafrost, totalmente in solitaria, tra fango e pietre. Lì, nel nord del nord del Nord America, gli unici esseri viventi erano caribù e alci. E fu quella la mia prima, momentanea “uscita di scena dal mondo”.

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USCIRE DAL MONDO SENZA SPONSOR

Ne sono seguite altre, lungo paralleli differenti, ognuna con le proprie ragioni, i propri travagli, la propria epica personale; ad accumularle solo la fortificante convinzione che tutto, forse, fosse davvero possibile, anche a bordo di una Vespa di quarant'anni neanche tanto attrezzata e per giunta senza l'ausilio di alcuno sponsor. Uno sponsor che con interessi troppo materiali avrebbe rischiato di sgualcire quella delicata trama di pizzo su cui sono intessute le utopie di noi stupidi intransigenti.

LUNGO LA COSTA DEL PACIFICO

Sono sceso lungo la costa del Pacifico, fino alla California, attraversando Parchi naturali la cui magnificenza ha pochi pari al mondo; mi sono perso tra le nebbie della costa e aggrovigliato alla folle unicità del Burning Man Festival. Un Festival per certi versi demenziale ed esasperato, ma valvola di sfogo per una società, quella statunitense, forse troppo avvilita nel suo retto capitalismo.

IL VERO VIAGGIO INIZIÒ IN MESSICO

Intanto il piccolo motore due tempi della Vespa girava bene e attraversare la frontiera messicana è stata una passeggiata. Un po' più complesso è stato adattarsi a un mondo totalmente differente da quello a cui ero stato abituato durante quei primi 6 mesi. Un mondo meno scontato, più viscoso e dal mio punto di vista, più interessante. L'America Latina mi stava dando il suo benvenuto e inaspettatamente iniziai a ricevere un invito dietro l'altro dai Vespa Club locali. E mentre venivo coccolato e fin troppo stimato, mi accorsi quanto mi fosse mancato quel calore umano che, aiutato forse da una cultura latina ora in comune, emergeva con naturalezza. Per quanto mi riguarda, il mio Viaggio iniziò lì, in Messico. Prima era stato solo un lungo prologo di bellissimi chilometri.

TRA VULCANI E NARCOTRAFFICANTI

Chilometri che non si sono certo interrotti, ma che sono continuati in quel 'separé' che è il Centro America, così intasato di frontiere e burocrazia, ma anche così pieno di vulcani dietro cui si nasconde il fascino leggero dei luoghi tolti al turismo. Poi la regione del Darién ammorbata dai suoi narcotrafficanti: l'impossibilità di unire via terra Panama e Colombia, la costrizione di imbarcarmi per qualche giorno su una piccola barchetta di un capitano alcolizzato, per attraversare i Caraibi e attraccare a Cartagena. La sfortuna di ritrovarsi in piena notte in una tempesta, quindi alla deriva... e lasciarci quasi le penne.

SVEGLIATO DALL'ORSO

Non fu l'unica volta in cui rischiai grosso, no di certo. Fa parte del gioco e lo si mette in conto. Però ho sempre trovato rincuorante il fatto che le situazioni più pericolose che ho dovuto superare non sono mai dipese dalla 'cattiveria' umana, ma da accadimenti naturali, come sfiorare il ribaltamento in mezzo allo Yukon River su una canoa, o intraprendere una scalata a quasi 4000 m con una guida poco esperta, o essere svegliati nella propria tenda piantata nella foresta da orsi e puma, o come dover guidare tra nubifragi lungo strade accidentate e notturne con il faro della Vespa inutilizzabile. Avventura e disavventura nel lungo periodo ho capito essere un po' la stessa cosa, ed è giusto così.

A 50 KM ORARI PER MISCHIARSI COL MONDO

Il Sudamerica è stato solo l'enorme ciliegina sulla torta di un viaggio così perfetto, così pieno e bilanciato, che più volte mi sono ritrovato a chiedermi di nascosto se davvero fosse reale o se invece non stessi seguendo il copione di un film inconsapevolmente interpretato. Un film lungo 82.000 km, lenti, vissuti uno ad uno, perché non c'è mezzo migliore che una vecchia Vespa che va a 50 km/h per mischiarsi col mondo, veleggiare sui suoi equilibri differenti, profondamente, fino a fare della propria piccola tenda l'unica barriera, sottile e inconsistente, con quello che ci circonda.

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LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO

Il 10 ottobre Ilario Lavarra partirà per Tour Italia, un viaggio attraverso le 20 regioni italiane per presentare il suo libro 21 Americhe, Viaggio in solitaria su una vecchia Vespa. Il libro si acquista in libreria, edito da Ultra 18,50 euro, o sul sito www.vespanda.com/il_libro.html.

APPUNTAMENTI

1° ottobre Pontedera (Pi) ore 10, P. Martiri della Libertà al Raduno Storico Vespa

13 ottobre Livorno ore 21, via Bixio 7 

14 ottobre ore 21, Piombino (Li), P. Bovio, Palazzo Appiani

18 ottobre ore 21, San Pietro in Casale (Bo), Biblioteca Luzi

21 ottobre ore 21, Siena, V. Sant'Agata, Università, Reading Room

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13/09/2016
Sito di Ilario Lavarra
Video del viaggio