ZAMBIA, NEL CUORE DELL’AFRICA

I parchi nazionali lungo i fiumi Zambesi e Luangwa. E le cascate Vittoria, le più grandi dell’Africa con uno scenario di due chilometri e decine di salti d’acqua

SOUTH LUANGWA NATIONAL PARK

Sulle rive del fiume Luangwa si trovano savane erbose, foreste di ebani, mogani e piante spinose. Il corso d’acqua che in 800 km  disegna nel nord-est del Paese l’omonima valle: una delle più ricche e spettacolari riverse faunistiche del Continente. Nel South Luangwa National Park si possono avvistare in un sol giorno tutti i big five: leone, leopardo, rinoceronte, elefante e bufalo. Che qui convivono con altre 35 specie di grandi mammiferi. Sotto il solleone si vedono gli ippopotami bagnarsi nel fiume. Le iene cacciare le gazzelle che si abbeverano sulle rive. Branchi di elefanti in marcia nella savana. Eleganti giraffe. Leoni che sbranano le prede all’ombra delle acacie. Mandrie di zebre. E l’intera gamma di antilopi e gazzelle. Per incontrare il leopardo, la fiera più sospettosa della savana, bisogna invece partecipare ai safari notturni, perché è solo al calare delle tenebre che il felino esce dalla boscaglia per cacciare. Nelle lagune si osserva la maggiore quantità di uccelli. Il parco ne ospita 400 varietà: aquile pescatrice, airone, pellicano, martin pescatore, cormorano, cicogne, gru e altri trampolieri. La base per visitare il South Luangwa National Park è Mfwe.

LOWER ZAMBEZI NATIONAL PARK

Offre scenari straordinari sull’omonimo fiume: tra isole, lagune, selve e le impettite pareti delle Mpata Gorge. Lo si visita in canoa, scivolando in silenzio sull’acqua per incontrare i coccodrilli, guardare negli occhi i bufali, riconoscere i coloratissimi uccelli tropicali tra centinaia di specie di pennuti. É anche il parco dov’è più facile avvistare l’elegantissimo ghepardo, il felino più veloce della savana: il fulmine giallo nero che in pochi secondi piomba su una preda avvistata a centinaia di metri.

CASCATE VITTORIA

La meraviglia dello Zambia sono le cascate Vittoria, le più grandi dell’Africa con uno scenario di quasi 2 km e decine di salti d’acqua: il più imponente misura 108 metri. Le scoprì nel 1855 il missionario ed esploratore inglese David Livingstone che le dedicò alla regina Vittoria. Dal cielo lo scenario è mozzafiato, ma l’incontro ravvicinato avviene sulla rete di sentieri nella foresta che costeggia le cascate tra Zambia e Zimbabwe: segnano il confine tra i due Paesi. Si cammina tra arcobaleni e ondate di vapore che si trasformano in pioggia. Il gioco di cataratte è formato sul fiume Zambesi (il quarto dell’Africa con un corso di 2660 km) dall’alternarsi di un solido letto di basalto con faglie friabili. Dallo Zambia si raggiunge a piedi in mezzora il versante dello Zimbabwe, più ampio e spettacolare: il visto viene rilasciato a pagamento alla frontiera. Nel parco sul versante dello Zimbabwe c’è un monumento a Livingstone, immortalato in una statua davanti alla Cataratta del Diavolo. Il ponte ferroviario in ferro che collega i due Paesi offre una vista spettacolare sulle Batoka Gorge, formate dal violento scorrere dello Zambesi tra due pareti di roccia: sono un paradiso degli sport estremi, frequentate da appassionati di kayak e di rafting, mentre sul ponte c’è una base di lancio per il bungee jumping.

RINOCERONTE A RISCHIO ESTINZIONE

­Per il rinoceronte è cominciato il conto alla rovescia. In Asia come in Africa la sua sorte è segnata. Entro pochi decenni rischia  l’estinzione. Nell’Ottocento, ai tempi delle esplorazioni di Livingstone, vagavano nelle savane africane mezzo milione di rinoceronti. Nel 1960 erano ancora 100.000. Nel 2011 secondo il rapporto del Wwf sopravvivono circa 25.000 esemplari in Africa (21.000 in Sudafrica, 1800 in Namibia, meno di 1000 in Kenya e Zimbabwe, meno di 500 in Botwsana e Tanzania, poche decine in Congo, Zambia, Malawi e Mozambico). E circa 3000 in Asia: 2300 in India, poche centinaia in Nepal e Indonesia, poche decine in Malesia e Vietnam. In Africa la situazione è più grave per i rinoceronti bianchi (Diceros simus), se la passano meglio i rinoceronti neri (Diceros bicornis). I due animali in realtà sono del medesimo colore. La differenza sta nella bocca: arcuata per il nero e rettilinea per il bianco. Si distinguono anche per la stazza: il bianco può raggiungere le tre tonnellate, mentre il nero raramente supera una tonnellata e mezza.

­Di quale male muore il pachiderma corazzato? La causa è l'uomo, o meglio la caccia spietata di cui l'animale è stato oggetto per accaparrarsi il suo prezioso corno. Nonostante tutti i Paesi siano teoricamente d'accordo con la moratoria del Cites (Convention on International Trade in Endangered Species), che da decenni vieta il commercio di prodotti derivati dal corno di rinoceronte, il traffico non è mai cessato. In Cina Taiwan, Hong Kong e Vietnam la polvere del suo corno è richiestissima. Milioni di orientali credono sia una panacea capace di guarire ogni male: dalla febbre all'influenza. La sua domanda è però soprattutto alimentata dalle incredibili virtù afrodisiache che gli vengono attribuite. Fra i poteri di richiamo della polvere vi è quello di rendere fantastici i sogni notturni, arricchendoli con visioni degne di un mangiatore d'oppio. Il boom cinese ha aumentato la domanda facendo salire i prezzi e dando nuove motivazioni economiche ai bracconieri che operano in gran parte dei Paesi dell’Africa sud-orientale: l’unico che ha una seria politica contro il bracconaggio è il Sudafrica. La domanda è anche alimentata, ma in misura minore, da Yemen e Emirati Arabi Uniti dove il corno di rinoceronte è richiesto per fabbricare manici e impugnature dei jambia: i pugnali ricurvi, considerati simbolo di virilità, ricchezza e potere.

I bracconieri agiscono pressoché impuniti (anche a causa dell’alto livello di corruzione) soprattutto nella valle dello Zambesi, il grande fiume che delimita le frontiere fra Zimbabwe e Zambia. La caccia,  quasi sempre notturna, è facilitata dalla vulnerabilità del rinoceronte: un animale lento e abitudinario che ripercorre sempre le stesse piste e sosta vicino al fiume. Per individuarlo, i bracconieri seguono le tracce dei suoi inconfondibili escrementi, che il pachiderma schiaccia con le zampe posteriori. Una volta localizzato e ucciso, il rinoceronte viene privato dei corni: vengono segati in meno di dieci minuti.

IL LEONE E GLI ALTRI, QUANTI GRANDI FELINI RESTANO?

Secondo l'ultimo rapporto (2011) dell'International Union for Conservation of Nature (Iucn), negli ultimi 20 anni si è registrata una progressiva diminuzione di tutti i grandi felini africani. I leoni hanno perso circa il 30% dei capi: ne restano circa 39.000  in Africa su di un habitat teorico di 4,5 milioni di kmq, sono totalmente scomparsi dall'Europa e sono ridotti a poche decine in India (nei parchi del Gujarat). Tra le cause del declino del re della foresta ci sono l'inquinamento che ne riduce la fertilità, l'uccisione da parte degli allevatori anche spargendo veleno sulle carogne di animali di cui i grandi felini si nutrono in assenza di prede. Non stanno meglio i ghepardi (unico grande felino addomesticabile) scesi da 45.000 a 33.000 capi (- 27%). E i leopardi: scomparsi da Sudafrica e dall'intera Africa occidentale sono stimati in alcune centinaia di migliaia, è il big cat più schivo, il più difficile da monitorare; deforestazione  e caccia da parte degli allevatori sono la principale causa del suo declino. Restano invece solo 5000 esemplari del più raro leopardo delle nevi.


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28/06/2011
Rainforest Alliance
International Union for Conservation of Nature
Guida ad acquisti che non danneggino le foreste
United Nations Environment Programme
Biodiversity Indicator Partnership
Europe Enviroment Agency
www.african-elephant.org
Open Africa, impresa sociale a 360° promossa da Nelson Mandela