NATURA E POPOLI DEL SUDAFRICA

Viaggio tra parchi nazionali e l’ultima etnia africana di cacciatori raccoglitori

Per scovare il rifugio del leone il ranger annusa l’aria e insegue l’odore della preda sbranata. Il faccia a faccia col re della foresta è emozionante. Il felino alza la criniera dal ventre sanguinante di una zebra e guarda con sospetto una iena pronta ad avventarsi sulla carogna appena lui sarà sazio.
Il Sudafrica soddisfa meglio di ogni altra destinazione il desiderio di avvistare gli animali della savana. Leone, leopardo, rinoceronte, elefante e bufalo: sono chiamati big five dai tempi della caccia grossa. Oggi i safari sono solo fotografici e il Paese è all’avanguardia nella tutela dell’ambiente con 15 parchi nazionali e 121 aree protette. Si distinguono la riserva di Entabeni, estesa su 11mila ettari tra le montagne un paio di ore a nord di Johannesburg. E soprattutto l’immenso Kruger National Park.

In Sudafrica, il fascino animali della savana si coniuga con superbe catene montuose, con foreste e deserti, col mosaico culturale composto da una dozzina di gruppi etnici con lingue, costumi, credenze e tradizioni proprie. Ci sono i San (Boscimani), i Batswana, i Venda e i Sotho nel nord. Gli Zulu nel Natal. I Xhosa nel centro-nord e nell’Eastern Cape. Gli Ndebele nel Mpumalanga (l’ex Transvaal Orientale). In una nazione enorme in gran parte sotto-popolata (su una superficie grande quattro volte l’Italia vivono appena 49 milioni di abitanti) è però la natura la maggiore attrazione. La fauna gareggia per spettacolarità con la flora in una terra che vanta 24.000 specie botaniche, un decimo di quelle mondiali. Lo si scopre sulla Garden Route: la strada che per 400 km costeggia l’oceano Indiano. Un susseguirsi di spiagge, baie, foreste e aree protette.

KRUGER NATIONAL PARK

La destinazione più nota è il Kruger del Transvaal, un immenso parco di 20.000 kmq situato alla frontiera col Mozambico: fu creato nel 1898 per volere del presidente Paul Krugrer, il padre della patria boera. Un susseguirsi di colline tagliate da fiumi che disegnano valli coperte di acacie, mopani, ebani, mogani, salici, sicomori e baobab. É la maggiore riserva faunistica sudafricana, uno delle più importanti del mondo, con 137 specie di mammiferi, 493 di uccelli, 112 di rettili e 49 di pesci. I mammiferi sono valutati in 250.000 capi: 7000 elefanti, 3500 rinoceronti bianchi, più di 1000 leoni e altrettanti ippopotami, centinaia di leopardi, ghepardi, iene, sciacalli e aquile, oltre a 100.000 impala, 30.000 zebre e un’infinità di gnu e di scimmie. Nel suo bush s'incontrano elefanti, rinoceronti, leoni, bufali, struzzi, gazzelle e antilopi. Nella Manyaleti Game Reserve (a nord) si avvista il raro leone bianco. Nel sud, vicino ai fiumi, s'incontrano facilmente ippopotami, coccodrilli e branchi di giraffe. Il Satara, la piatta savana della zona centrale del parco, è invece percorsa leoni e leopardi a caccia di zebre e gnu. Si vedono più animali durante l'inverno australe, da giugno a settembre, quando le temperature sono più miti, il clima è più arido e la vegetazione più rada. Il momento magico è il mattino. Bisogna alzarsi prima dell'alba e piazzarsi con binocolo e macchina fotografica nei pressi di una pozza d'acqua. Si avvistano branchi di zebre, gazzelle e antilopi nella boscaglia. Ed elefanti, rinoceronti e ippopotami che si abbeverano in riva ai fiumi. Più difficile intercettare i felini maculati: l’elegante ghepardo, la fiera più veloce del continente, e il diffidente leopardo.

UMFOLOZI NATIONAL PARK

Tra le verdi colline del Natal, la terra degli Zulu, si trova il parco dell'Umfolozi: uno dei rari luoghi in cui convivono le due specie di rinoceronte africano, il bianco e il nero.

KALAHARI

Il Kalahari (alla frontiera col Botswana), dove la boscaglia cede alle montagne e alle dune del deserto. É il territorio dei boscimani, i cacciatori raccoglitori che si dissetano con la tsamma, una sorta di acquoso melone da cui ricavano l'acqua anche zebre, sprinbok, gnu, iene e sciacalli. Nel Kalahari, più che negli altri parchi sudafricani, bisogna appostarsi vicino alle pozze d'acqua per incontrare gli animali: ci sono anche leoni, leopardi e ghepardi. S'alloggia in due campi con bungalow e ristorante.

PILANSBERG NATIONAL PARK

Due ore d'auto a nord di Johannerburg s'incontra il Pilanesberg National Park, vicino al disastro ecologico di Suncity. Vi si avvistano rinoceronti bianchi, elefanti, leoni, coccodrilli, babbuini, zebre, giraffe e gazzelle.

I PARCHI DELLA REGIONE DEL CAPO

In questa splendida regione s'incontrano tre riserve naturali. Il Mountain Zebra National Park: un'area di 6500 ettari in cui vive la rara zebra di montagna. L'Addo Elephant National Park, creato nel 1931 per la salvaguardia del pachiderma africano: ospita 130 elefanti, oltre a rinoceronti neri, bufali, struzzi, antilopi e formichieri. E a soli 120 km da Città del Capo, c'è il West Coast National Park, una meta per i birdwatcher, 18.000 ettari di riserva lagunare in cui volano decine di migliaia di uccelli: cormorani, fenicotteri, sule e pivieri.

I BOSCIMANI, GLI ULTIMI CACCIATORI RACCOGLITORI

I San (che noi chiamiamo Boscimani) sono il popolo originario di pelle chiara e rugosa dell’Africa meridionale. Quando nel XVII secolo entrarono in contatto con gli europei, erano fermi alla più remota età della pietra. Piccoli di statura erano cacciatori raccoglitori nomadi. Vivevano in caverne, anfratti di roccia o temporanei ripari di frasche. Si spostavano in bande da trenta a sessanta individui. Non avevano capi, le decisioni erano prese in gruppo o durante riti sciamanici. Avevano sviluppato una vasta conoscenza di fauna e flora. Sfruttavano le proprietà nutrizionali, mediche, ricreative, allucinogene e letali di migliaia di piante. Formidabili cacciatori, con lance e frecce avvelenate, erano capaci di seguire le tracce di un animale in qualunque tipo di territorio. I primi contatti a est con i nerissimi Bantu, agricoltori stanziali, e a ovest e a nord con i pastori nomadi Khoikhoi e Tswana, avevano mutato solo la loro espressione artistica: sui muri delle grotte graffiavano immagini di mandrie e di uomini con lance e scudi, oltre a scene di caccia e di trance sciamaniche. Ma presto nacquero conflitti con i Bantu, che erano più numerosi e organizzati, e possedevano armi dell’età del ferro. Fu l’inizio della decadenza, accentuata dall’arrivo degli europei con la loro strabordante superiorità tecnologica, con i cavalli e le armi da fuoco: fu seguito da razzie schiaviste, da piantagioni e allevamenti estensivi e dallo sterminio della fauna della savana (principale fonte alimentare dei San) per ricavare trofei. In Sudafrica il loro stile di vita di cacciatori raccoglitori nomadi non fu più possibile, furono schiavizzati e in parte integrati nelle fattorie Bantu con i quali si mescolarono. Oggi sono assimilati nel Paese arcobaleno. Ma li salvò il deserto: numerose comunità di Boscimani vivono ancora nel Kalahari, al confine tra il Botswana a la Namibia, sono diventati per lo più sedentari in villaggi molto primitivi, ma alcune migliaia conservano lo stile di vita nomade.

IL LEONE E GLI ALTRI, QUANTI GRANDI FELINI RESTANO?

Secondo l'ultimo rapporto (2011) dell'International Union for Conservation of Nature (Iucn), negli ultimi 20 anni si è registrata una progressiva diminuzione di tutti i grandi felini africani. I leoni hanno perso circa il 30% dei capi: ne restano circa 39.000  in Africa su di un habitat teorico di 4,5 milioni di kmq, sono totalmente scomparsi dall'Europa e sono ridotti a poche decine in India (nei parchi del Gujarat). Tra le cause del declino del re della foresta ci sono l'inquinamento che ne riduce la fertilità, l'uccisione da parte degli allevatori anche spargendo veleno sulle carogne di animali di cui i grandi felini si nutrono in assenza di prede. Non stanno meglio i ghepardi (unico grande felino addomesticabile) scesi da 45.000 a 33.000 capi (- 27%). E i leopardi: scomparsi da Sudafrica e dall'intera Africa occidentale sono stimati in alcune centinaia di migliaia, è il big cat più schivo, il più difficile da monitorare; deforestazione  e caccia da parte degli allevatori sono la principale causa del suo declino. Restano invece solo 5000 esemplari del più raro leopardo delle nevi.

  

International Union for Conservation of Nature
United Nations Environment Programme
Biodiversity Indicator Partnership
www.african-elephant.org
Open Africa, impresa sociale a 360° promossa da Nelson Mandela
Earthlife Africa Jhb