ECOTURISMO NEL SELVAGGIO LAGO PRESPA

Una riserva ornitologica con 261 specie di uccelli, per lo più acquatici, che migrano qui in inverno da Polonia e Boemia. Vi nidificano 80.000 esemplari.

È un luogo più adatto agli uccelli che agli uomini. Pellicani, cicogne, pernici, cormorani, aironi, garze, avocette, chiurli e sterne volano liberi da una sponda all’altra del Prespa. Librandosi sulle sue acque turchine passano frontiere proibite agli umani. Diviso tra Grecia, Macedonia e Albania, questo lago è l’emblema dei problemi etnici e culturali seguiti alla disintegrazione dell’Impero Ottomano. Alla spartizione della Macedonia storica tra quattro stati (la parte orientale è in Bulgaria) e ai conseguenti attriti. I greci difendono il confine di Shenghen da immigrati indesiderati. I macedoni detestano i greci perché si sono opposti alla nascita d’una repubblica indipendente, vista da Atene come pretesto al separatismo macedone in riva all’Egeo. Ambedue temono i briganti albanesi che per secoli razziarono i villaggi e oggi vestono i panni dei contrabbandieri. Tensioni storiche quanto assurde, perché le genti che vivono sulle tre sponde del Prespa hanno lo stesso retroterra culturale e religioso. Tutti sono cristiano ortodossi, come testimoniano le chiese bizantine sparse tra coste e isole. Vivono in cascinali in pietra o mattoni d’argilla con scale e balconi di legno. Sono pescatori e agricoltori con stili di vita, sentimenti e problemi analoghi. A dividerli è stata la storia e il diplomatico burlone che tracciò i confini sull’acqua. Sono persino simili le ricette: la carpa al forno con olive, aglio, cipolla, verdure e vino. E la fasolada greca, coi fagioli stufati nel coccio, è comune a Macedonia e Albania. Come lo è la rakjia, l’acquavite di vinaccia con cui s’accolgono gli ospiti e si celebrano le feste.

Situato a 850 metri di quota, bordato da spiagge alternate a pendii rocciosi e circondato da monti, il Prespa è il lago più elevato dei Balcani. Uno dei più selvaggi. Sulle tre sponde la popolazione non raggiunge i 40.000 abitanti: tre quarti vivono sul lato macedone. Protetta da accordi tra i tre Paesi la regione è in buona parte parco nazionale. Tra i boschi di faggi, betulle, cedri e conifere che coprono i rilievi vivono orsi bruni, lupi, caprioli, volpi, cinghiali, sciacalli. In realtà i laghi sono due, separati da una striscia di terra formata secoli fa da terremoti. Il Grande Prespa (Megali in greco), con una superficie di 285 chilometri quadrati e una profondità massima di 54 metri, è collegato da fiumi carsici al lago Ohrid ed è dominato dai 1700 metri del monte Ivan (Albania). Sul lato greco ma non affacciato sul lago c’è il monte Varnoùs (2120 metri). Sulla sua sponda nordest, in Macedonia, ci sono il parco di Galicica e la riserva ornitologica di Ezerani: ospita 115 specie di volatili. Nel Piccolo Prespa le varietà salgono a 261. Per lo più uccelli acquatici di passo che migrano qui in inverno da Polonia e Boemia. Durante le guerre nell’ex Jugoslavia il loro numero diminuì: l’inquinamento acustico fece cambiar loro rotta. Ora sono tornati sul Prespa dove nidificano 80.000 esemplari. E ci sono anche falchi e aquile: predatori dei tanti di rettili che popolano le isole. Serpenti frusta, vipere e bisce d’acqua. S’avvistano anche tartarughe.

Per le tre comunità il Grande Prespa è il lago della pesca, ci sono dodici specie ittiche: le più comuni sono carpa, trota, tsironi (sardina d’acqua dolce) e pescegatto. Le reti vengono gettate di notte da barche con due o tre persone. Ed è il lago della fede, dove s’affacciano chiese, monasteri e romitaggi bizantini: alcuni in grotte con pareti affrescate. Come il santuario di Sant’Iljia, dove il 2 agosto i macedoni arrivano in barca per venerare il Santo e mangiare la carpa coi fagioli. O il monastero greco di Eloussa. Vicino all’armonioso villaggio di Psarades: i suoi abitanti fanno pascolare una varietà di mucche nane tra i canneti in riva al lago. Mentre la strada che scende dalla cittadina di Aghios Germanos offre scenari onirici sui due laghi: l’omonima chiesa bizantina dell’XI secolo è totalmente affrescata con immagini di santi e martiri.

Il Piccolo o Mikri Prespa è soprattutto greco, solo la sua coda, dove le rive diventano scoscesi pendii, finisce in Albania. A Mikrolimni, sulla sua costa est, c’è una stazione d’osservazione biologica. In questo laghetto (47 chilometri quadrati e acque basse) si trova l’isola di Aghios Akilleos, l’unica popolata delle tre isole del Prespa: in una decina di case vivono cinque famiglie, in totale trenta persone. Qui si visitano i resti d’una basilica bizantina del X secolo e d’un monastero del Cinquecento. E si sale in cima alla collina per godere la migliore vista sul Mikri Prespa. Nel lago grande ci sono l’isola albanese Mala Grad con una chiesa del XIII secolo affrescata. E quella macedone Golem Grad, dove resta solo uno dei 14 templi del passato: qui nel 976 fu incoronato lo zar bulgaro Samuele. In quell’epoca furono costruiti molti santuari perché il Prespa era luogo d’esilio per i nobili caduti in disgrazia. Fu l’ultima volta che la storia s’occupò d’un lago remoto che, in lingua macedone significa “bufera”. Un nome che alcuni legano all’effetto ottico che si crea in inverno quando il lago gela e si copre di neve. Ma i più associano alla leggenda d’un principe che s’innamorò d’una ninfa dei boschi e, nonostante la bella l’avesse avvisato che il loro matrimonio avrebbe causato una catastrofe, la volle sposare: il cielo s’aprì e rovesciò tant’acqua da distruggere una ricca città e formare il grande lago.

LETTURE CONSIGLIATE

Going Public Arcipelago Balkani  An Alternative Map curato da Claudia Zanfi, Silvana Editoriale Spa, Cinisello Balsamo (Mi) agosto 2011. Riflessioni di diversi autori, italiani e stranieri, su Macedonia, Albania e Serbia. E racconti di viaggi sostenibili nella regione.