IL BIZZARRO BESTIARIO DI KANGAROO ISLAND

I canguri qui convivono con foche, pinguini e leoni marini, oltre a koala, emu, opossum e un'infinità di uccelli. Report sulla caccia ai marsupiali per l'export di carne e pelli.

Ci sono troppi koala, stanno decimando gli eucalipti, racconta la guida mentre osservo divertito gli stiracchiamenti dell’orsetto marsupiale appollaiato tra i rami di un albero. I koala non sono originari dell’isola, vi furono introdotti 80 anni fa per salvarli dal rischio di estinzione. Quando negli anni Venti del Novecento furono creati il Flinders Chase National Park e le altre aree protette su una superficie che oggi copre circa un terzo dell'isola, i koala furono importati, insieme a ornitorinchi ed emu (il parente australiano dello struzzo), perché a Kangaroo Island non c’erano dingo e volpi ed era contenuto il numero dei gatti selvatici: predatori che sulla terra ferma hanno contribuito alla scomparsa di diverse specie di marsupiali. Nel resto del Paese non si sono estinti, qui in compenso i koala sono proliferati divorando le foglie delle 35 varietà di eucalipto (su 600 catalogate in Australia) di cui si nutrono. Uno dei tanti errori biologici commessi dall’uomo agli antipodi. Poco male in termini turistici perché si moltiplicano le occasioni di avvistare il timido, e altrove raro, marsupiale in un’isola che è una delle maggiori riserve faunistiche del mondo. Dove il bizzarro bestiario australiano associato alla fauna artica trasforma il viaggio in una visita allo zoo, ma con ruoli invertiti: qui sono gli uomini a sentirsi isolati e osservati dagli animali. È la sensazione che si prova campeggiando nel Flinders Chase, quando la notte ci si trova circondati da canguri e wallaby (piccoli marsupiali) che fissano curiosi, per nulla impauriti, mentre gli opossum si infilano ovunque, rubano il cibo e sono pronti ad approfittare di un attimo di distrazione per saltare nella pentola.

LA SEPARAZIONE DALLA TERRA FERMA

Staccatasi 9500 anni fa dalla vicina penisola di Flerieu, Kangaroo Island ne conserva molte caratteristiche ambientali. Il lungo isolamento e la posizione geografica, di fronte all'Antartide, hanno creato condizioni ideali per l'insediamento e la sopravvivenza di numerose specie. Un processo favorito anche dall'assenza dell'uomo: quando il capitano inglese Matthew Flinders vi sbarcò, primo europeo, nel 1802, l'isola era disabitata da almeno 2500 anni. L’epoca a cui risale l'estinzione degli aborigeni locali: discendenti delle etnie che vivevano nell’Australia meridionale da 30.000 anni, erano rimasti imprigionati sull'isola dopo la separazione dalla madre terra.

IL FLINDERS CHASE NATIONAL PARK

Situato nella parte sud-occidentale dell’isola, il Flinders Chase è servito da una rete di sentieri che si snodano tra foreste di eucalipti, querce, pini e acacie, fino al Kirkpatrick Point, dominato da Remarkable Rock, una ciclopica formazione di granito che il lavoro di erosione del vento ha scolpito con forme insolite quanto monumentali. È a pochi minuti d’auto da un’altra roccia, scavata questa volta dal mare: Admirals Arch, dove le onde si infrangono violente e rimbalzano tra scogli popolati di foche neozelandesi. Animali che indugiano pigri in questo rifugio naturale per poi tuffarsi, giocare nell'acqua e tornare sui sassi per asciugare al sole. Situato sotto il promontorio di Cape du Couedic, Admirals Arch è formato da una frastagliata cavità aperta sui due lati: è il più spettacolare antro dell'isola. Qui vivono, a secondo delle stagioni, fino a cinquecento foche. Nel periodo dell'accoppiamento lasciano il rifugio per raggiungere scogli sperduti nei mari del Sud, da dove poi ritornano con i cuccioli. Sono i maschi a rientrare per primi tra queste rocce: esplorano il terreno e lo conquistano con lotte per il territorio. Solo più tardi arrivano le femmine con i piccoli.

LA RISERVA DEI LEONI MARINI

La pietra dà ancora spettacolo con i giochi di stalattiti delle Kelly Hill Caves: grotte asciutte di roccia calcarea, profonde oltre cento metri e in gran parte inesplorate. Le si visita nella parte superiore consolidata con passerelle, prima di raggiungere sulla costa meridionale Seal Bay. Ci si arriva attraverso le dune di sabbia bianca di una zona chiamata Little Sahara. È la spiaggia dove, durante la primavera australe, da ottobre a dicembre, vedono la luce i cuccioli dei leoni marini. Si scende tra la sabbia accompagnati da un ranger, per vederli, aiutati dalla madre, alle prese con le onde dell'oceano. Alla nascita hanno un pelo scuro, sostituito dopo pochi mesi da una pelliccia grigio argentata, che nei maschi torna a scurirsi dopo il nono anno di età, fino a diventare quasi nera con una criniera vellutata. Solo dopo un mese dalla nascita i piccoli affrontano il mare. Il leone marino, nonostante la mole imponente (lungo fino a due metri e mezzo raggiunge i trecento chili) è un agile nuotatore, avanza utilizzando le grandi pinne frontali e servendosi di quelle posteriori come timone. Raggiunge la massima velocità durante la caccia (si nutre di calamari, seppie, pesci e pinguini) o per sfuggire allo squalo, il suo più pericoloso predatore. Si muove agilmente anche a terra: sono stati ritrovati alcuni esemplari nell'interno fino a 10 chilometri dal mare. Il leone marino è una specie rara, vive nell’Oceano Pacifico tra le coste di Australia, Cile e California: Seal Bay è uno dei tre più importanti luoghi di riproduzione della specie.

REGNO DI FLORA E FAUNA

Sempre animali, ma dove vivono i quattromila abitanti di un’isola grande metà della Corsica ? Per metà sono allevatori di ovini: un milione e mezzo di capi. Si vedono le pecore al pascolo su dolci colline che da agosto a dicembre sono colorate da centinaia di specie di fiori. L'assenza dei conigli, il flagello dell'Australia (la loro introduzione fu un madornale errore biologico) ha permesso la conservazione di una flora di eccezionale varietà e bellezza. Sono state catalogate 750 specie vegetali, per tre quarti endemiche. Tra cui 50 varietà di orchidee. Pecore e fiori ma non ancora uomini. L’unica traccia dei farmer sono le strane buche delle lettere agli angoli delle stradine sterrate che conducono alle fattorie: sono per lo più formate da vecchi frigoriferi, per evitare che gli animali danneggino lettere e pacchi. E il deserto campo da golf a nove buche di Samedi, dove un cartello avvisa i giocatori di lasciare un dollaro nella cassetta. Incrociamo qualche auto sulla costa settentrionale, dove raggiungiamo Stokes Bay percorrendo alcune strade di terra battuta rossa che si arrampicano sulle colline per poi precipitare in avvallamenti tra paesaggi spettacolari. Il protetto litorale nord svela, tra acque tiepide e lunghe spiagge, il volto balneare dell'isola: Stokes Bay, Snelling Beach e soprattutto Emu Bay, una striscia di sabbia bianca di 5 km, chiusa tra dune fissate dalla vegetazione e il mare turchese. Un paradiso frequentato solo da uccelli marini.

PELLICANI E CIGNI NERI NELLA CAPITALE

A Kingscote, la capitale, incrociamo appena una decina dei suoi rilassati milleduecento abitanti, in compenso sono centinaia i pellicani che nuotano nelle acque del porto. E questi buffi uccelli sono ancora più numerosi nel Pelican Lagoon Conservation Park di American River. Kangaroo Island è un paradiso per i birdwatcher: vi volano centottanta specie di pennuti, un quarto di quelle presenti in Australia. Si osservano facilmente l'aquila marina e l'ossifraga sulle coste. Nelle lagune eleganti cigni neri nuotano insieme a diverse specie acquatiche. Un po' ovunque volano falchi, ibis, aironi, garzette, gazze, civette, fringuelli, scriccioli, cacatua e pappagalli. Al largo di Kingscote c’è Busby Islet Conservation Park, un'isoletta popolata solo da uccelli: la si visita dopo aver chiesto il permesso ai ranger.

L'APPRODO DEI PINGUINI

La sera finalmente si trova un po’ di compagnia umana nel pub di Penneshaw, un delizioso villaggio sul Backstairs Passage. Ma davanti a una pinta di birra la conversazione riporta alla natura: ai Fairy penguin, i piccoli pinguini che, dopo il tramonto, approdano sulla spiaggia tra Penneshaw e Cape Willoughby, per riposare tra le dune. Armati di una torcia elettrica li si scopre facilmente tra la sabbia. 

 

LA CACCIA AL CANGURO

A Kangaroo Island i marsupiali sono protetti, ma la situazione é molto diversa nel resto del Paese. Sulla scena dell’arido outback australiano farmer e canguri sono antagonisti da due secoli. Gli allevatori considerano i canguri un flagello perché spartiscono l’erba di pascoli già avari con le greggi e le mandrie di bovini. Gli agricoltori imputano al sovraffollamento di marsupiali la perdita del 10% della produzione e ingenti danni alle recinzioni.

Da decenni piani governativi - prima decisi dal National Advisory Committee on Kangaroos (Nack), ora dal Ministry of Sustainability and Enviroment con regole diverse per ciascuno Stato della Federazione (sono organismi costituiti da agricoltori, allevatori, ambientalisti, scienziati e industriali del canguro) - permettono l'uccisione di circa 4 milioni di canguri l'anno, appartenenti a 5 delle 42 specie di macropodidi esistenti: la più grande carneficina di animali selvatici del mondo. Un'industria legata all'export di carne (in 55 Paesi) e soprattutto delle più redditizie pelli per l'industria delle scarpe. Ha lo stesso prezzo di quella di vitello o capretto, ma la pelle di canguro è più conveniente perché più facile da trattare, più morbida, leggera e resistente. Per queste qualità è la più indicata per le tomaie delle scarpe dei calciatori. Viene impiegata soprattutto per la confezione di calzature sportive, ma anche di mocassini, pelletteria varia e sellini per bicicletta: in Italia come in altri Paesi.

L'argomento contrappone da anni le associazioni ambientaliste - soprattutto Greenpeace e Australia for Animals - a governo e allevatori. Greenpeace denuncia da 20 anni che le quote, già elevatissime sono sforate dai bracconieri, soprattutto in Queensland. Australians for Animals sostiene che le uccisioni riguardano almeno 20 specie di macropodidi, e che non è possibile valutare il numero di esemplari sopravvissuti.

 

PERIODO DI RIPRODUZIONE

I censimenti sono sempre contrastanti perché, diversamente dalle credenze, i canguri non si riproducono rapidamente. Il periodo di gestazione varia tra i 33 i 36 giorni, i piccoli nascono uno alla volta e trascorrono altri 8 mesi nel marsupio. Durante questo periodo la femmina continua ad accoppiarsi ma senza essere fecondata. Solo quando il joey, il cucciolo, lascia definitivamente il marsupio, la femmina riacquista la facoltà riproduttiva. In condizioni ottimali ogni femmina può mettere al mondo 4 joey in 3 anni; nei territori semiaridi, dove vive la maggioranza dei canguri, la capacità riproduttiva si riduce però del 50%. Nelle battute di caccia vengono uccise indiscriminatamente anche le femmine gravide e i joey, accentuando il declino demografico della specie.

11/01/2013

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Relazione governo australiano su caccia al canguro
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