LUCANIA SOSTENIBILE

Tra borghi medievali e faggete. Il Parco Appennino Lucano tutela biodiversità e sviluppo rurale coniugando turismo e agricoltura. Birdwatching, trekking, enogastronomia, alberghi diffusi. E monitoraggio dei danni provocati
dall'estrazione di petrolio.

foto di flora e fauna di Remo Bartolomei

Sulla carta il più giovane parco nazionale italiano ha una forma molto frastagliata, perché i suoi confini sono stati disegnati a macchia di pozzo, cesellati nel 2007 attorno ai pozzi petroliferi disseminati nella provincia di Potenza. In realtà la scoperta 25 anni fa in Val d'Agri dell'oro nero e il monitoraggio dei danni ambientali che potevano derivare dalla sua estrazione sono stati il motore per la creazione del Parco Nazionale Appennino Lucano Val d'Agri Lagonegrese. Una riserva naturale - di 69.000 ettari in un'area montagnosa e scarsamente popolata (90.000 abitanti) della Basilicata occidentale - nata per tutelare le emergenze ambientali, storiche, archeologiche, culturali e paesaggistiche dell'area. Per salvaguardane la biodiversità: tra le sue montagne coperte di boschi di faggi, cerri, roverelle, castagni e abeti bianchi, volano 141 specie di uccelli; i lupi cacciano i cinghiali; prosperano lontre, volpi, lepri e caprioli; crescono 62 varietà di orchidee. Per alimentare un sistema di sviluppo rurale sostenibile, in una regione con elevati tassi di disoccupazione: una green economy immateriale, un'alleanza tra turismo e agricoltura che crei posti di lavoro in ospitalità, ristorazione, enogastronomia e produzioni biologiche (come i fagioli di Sarconi). E per raccordare il Parco del Cilento (Campania) con quello del Pollino (tra Basilicata e Calabria) con corridoi biologici utili alla sopravvivenza della fauna. Nel parco sono stati disegnati 9 itinerari di trekking.

DESTINAZIONE LONTANA DAI LUOGHI COMUNI

Una destinazione naturalistica lontana dai luoghi comuni. Un paesaggio boschivo interrotto dai centri storici arroccati sulle creste montuose: furono costruiti attorno  all'anno mille per sfuggire alle scorribande dei saraceni. Anche la città romana di Grumentum fu abbandonata attorno al 900 d.C.: oggi è il principale sito archeologico nel parco, una delle maggiori attrazioni storiche insieme ai castelli che dominano metà dei comuni del comprensorio. Soprattutto Brienza, un borgo medievale (735 m slm) circondato da 1800 ettari di boschi, soprattutto faggete, la cui storia risale al IV sec d.C. Brienza è dominata da un imponente maniero costruito circa mille anni fa dai longobardi, poi modificato dagli angioini e infine abitato dalla famiglia Caracciolo.  Il nucleo più antico di Brienza fu lesionato dal terremoto del 1980 e oggi è quasi completamente disabitato. Sulle sue ripide stradine lastricate, tra la chiesa barocca e il castello (restaurato dal Comune per ospitare eventi), si respira la decadenza di una terra povera, dove i danni del sisma si sono sommati alla migrazione di massa che, nella seconda metà del Novecento, ha svuotato molte cittadine del Mezzogiorno. Per coniugare il recupero architettonico del nucleo medievale e, al tempo stesso, implementare l'economia locale, il sindaco parla di un progetto per trasformare il borgo in un albergo diffuso: idea ottima su di percorso accidentato.

I MURALES DI SATRIANO

Se Brienza è il più affascinante borgo medievale, Satriano di Lucania è la destinazione più originale. Il paese è colorato da 150 murales che raffigurano tradizioni contadine, antichi mestieri, culti, leggende e la vita di artisti locali del passato, come Giovanni De Gregorio, detto il Pietrafesa, pittore di scuola napoletana nato a Satriano (già Pietrafesa), a cui è votato il locale museo multimediale. Iniziata nel 1988 diretta dall'artista Luciano La Torre 'per valorizzare e recuperare l'identità dei comuni della Valle del Melandro, far conoscere la mia terra, dare opportunità agli artisti locali e sviluppare il turismo rurale sul territorio', l'iniziativa dell'associazione Arte per la Valle si è trasformata in una manifestazione annuale che ha coinvolto una cinquantina di artisti e due altri comuni lucani e trasformato la Valle del Melandro nella 'valle più dipinta d'Italia'. Tra luglio e agosto i comuni di Satriano di Lucania, Sant'Angelo alle Fratte e Savoia di Lucania vengono vivacizzati con da 5 a 10 murales ciascuno.

LA FAGGETA DI MOLITERNO

Una delle destinazioni più interessanti in termini naturalistici è Moliterno con la sua meravigliosa faggeta di 350 ettari. Un luogo incantato con faggi secolari (fino a 200 anni, alti fino a 30 m e con il diametro di 1 m) e agrifogli alti fino a 6 m, ma anche uno straordinario esempio di biodiversità con 40 varietà di orchidee e 433 specie botaniche. Un'oasi naturale del Wwf e del Fondo mondiale per  la natura. Un bosco bucolico dove, da aprile a ottobre, pascolano mandrie di vacche podoliche. Moliterno è famosa anche per l'omonimo Igp Canestrato, un formaggio chiamato pecorino anche se in realtà è fatto con latte al 70% di pecora e al 30% di capra, stagionato tradizionalmente - da 6 mesi a 2 anni - in cantine e seminterrati. Un formaggio che scavi archeologici documentano già presente sul territorio nel V secolo a.C. Una carta degli alimenti del 1856 del Regno delle Due Sicilie contrasegna Moliterno con due forme di Canestrato. La sua produzione fu l'attività principale di Moliterno fino a inizio Novecento, poi scomparse con l'emigrazione di massa degli anni '50 e.'60, fino alla recente rinascita: un consorzio di 10 produttori sforna 8000 forme l'anno.

LE ARPE DI VIGGIANO

In piena Val d'Agri, diventata sinonimo di estrazione petrolifera, s'incontra uno dei fenomeni culturali più vivi del parco: il recupero della tradizione dell'arpa di Viggiano, uno strumento musicale simile all'arpa spagnola. Nel comune di Viggiano, situato di fronte al Centro Oli dell'Eni, l'arte di costruire le arpe è rinata dopo 150 anni di abbandono, grazie anche alla passione di Daniela Ippolito, maestra della Scuola d'arpa che inizia all'arte i bambini della cittadina. Iniziativa che ha coinvolto molti abitanti, soprattutto i genitori dei giovanissimi musicisti che si sono trasformati in artigiani liutai per costruire le arpe suonate dai lori figli.

La località è nota per il Sacro Monte con il Santuario della Madonna di Viggiano (1750 m), il punto più panoramico sulla Val d'Agri e sul Monte Papa (2005 m) nel Massiccio del Sirino, situato al confine con il Parco del Pollino e la Calabria, è così chiamato perché ha la vetta perennemente imbiancata. Salendo al Sacro Monte si incontrano branchi di cavalli allo stato brado. Gli ultimi 2 km si possono percorrere solo a piedi. La prima domenica di maggio la statua della Madonna di Viggiano (XI sec.) viene portata in cima al Sacro Monte con una processione, 16 uomini reggono il baldacchino della Vergine Nera che pesa 300 kg. La prima domenica di settembre un'altra processione la riporta nella chiesa che sorge nel centro di Viggiano.

Il Centro educazionale ambientale di Viggiano gestisce il Museo del Lupo, situato a 1400 m slm in una faggeta. Inaugurato nel 2000, ospita alcuni esemplari imbalsamati e una ricca bibliografia tematica su questa specie a disposizione dei visitatori.

ESTRAZIONE DEL PETROLIO IN BASILICATA

Il Parco dell'Appennino Lucano è stato creato anche per fronteggiare l'estrazione di idrocarburi con adeguati programmi di monitoraggio ambientale. Il giacimento Eni in Val d'Agri è il maggiore dell'Europa continentale, contribuisce a oltre l'80% della produzione nazionale di petrolio: vengono estratti 86.000 barili al giorno di greggio. Nel 2013 sono stati estratti in Basilicata 3,9 milioni di tonnellate di greggio.  'L'Eni ha investito qui 168 milioni ma l'oro nero dà lavoro ad appena 156 lucani' lamenta uno dei tanti disoccupati. L'inchiesta più approfondita sulle conseguenze ambientali dell'estrazione di petrolio in Basilcata l'ha pubblicata Il Corriere della Sera.

BIRDWATCHING

Il Parco dell'Appennino Lucano è una destinazione di primaria importanza per i birdwatcher con 141 specie di uccelli tra cui 105 nidificanti. Un'avifauna molto diversificata che  mescola elementi paleartici ed europei con altri mediterranei. Fiumi, stagni e laghi sono l'habitat ideale anche per diversi trampolieri migratori, come la rarissima cicogna nera (Ciconia nigra) che qui nidifica, la cicogna bianca (Ciconia ciconia), l'airone bianco maggiore (Egretta alba), l'airone rosso (Ardea purpurea), l'airone cenerino (Ardea cinerea), la garzetta (Egretta garzetta), la spatola (Platalea leucorodia) e il cavaliere d'Italia (Himantopus himantopus). Il luogo top per avvistarli è il Lago Pantano (comune di Pignola), attrezzato con un sentiero natura Wwf e con capanni ornitologici. Sul Pantano si vedono anche cormorano, folaga, nibbio bruno (Milvus migrans), greppio, falco e poiana. Sopra i 1500 m si incontrano i grandi rapaci: aquila reale (Aquila chrysaetos), falco pellegrino (Falco peregrinus) e corvo imperiale (Corvus corax). Nelle faggete collinari volano il gufo reale (Bubo bubo), il nibbio reale (Milvus milvus) e molti esemplari di picchio rosso (Dendrocopos medius).Di interesse conservazionistico è la nidificazione del capovaccaio (Neophron percnopterus), piccolo avvoltoio quasi del tutto estinto in Italia; e quella del lanario (Falco biarmicus). Sul sito del parco si trova un dettagliato studio sull'avifauna.

OSPITALITÀ

La Basilicata è la Cenerentola del turismo italiano con nel 2013 appena 470.000 pernottamenti dei 380 milioni nazionali (0,12%), in gran parte concentrati a Matera, dichiarata grazie ai suoi Sassi patrimonio dell'Umanità dell'Unesco. Il migliore indirizzo nel parco è La Voce del Fiume di Brienza, un B&B ricavato in una dimora storica ai piedi del borgo medievale: coniuga ambienti antichi con i più moderni comfort; la colazione con torte e confetture caserecce è servita in un locale panoramico sul fiume. Alcuni hotel 3 stelle e B&B di livello inferiore si trovano in diversi comuni. Brienza e Marsico Nuovo hanno progetti per sviluppare alberghi diffusi tra le case dei borghi antichi: Marsico Nuovo si propone di realizzarlo nel 2015 con 60 posti letto.

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