IL POTERE CONTRO LA SCIENZA, NEGA L'EMERGENZA CLIMATICA METTENDO L'ECONOMIA AL PRIMO POSTO

I governi conservatori di Brasile, Stati Uniti e Australia tagliano i fondi alla ricerca ambientale, fanno pressione sugli scienziati perché non colleghino incendi e altre catastrofi col surriscaldamento del clima.

Le corrette scelte ambientali spesso si scontrano con i risultati economici di un sistema, il capitalismo, che prevede - o vorrebbe  - una crescita continua. Così accade sempre più spesso che i governi, preoccupati delle reazioni di pancia degli elettori, neghino l'evidenza scientifica, e per mantenere il potere ostacolino il lavoro di ricerca in tema climatico degli scienziati, discreditino il valore delle ricerche e, per raccattare più voti, se ne infischino dei danni provocati dalle emissioni di CO2 e del conseguente surriscaldamento del clima. Un fenomeno sempre più diffuso con l'affermazione di governi populisti e sovranisti, ma non esente anche in Paesi governati da liberali e democratici.

IL DISASTRO BRASILIANO

Il caso più eclatante è quello del Brasile, dove le politiche criminali del presidente Jair Bolsonaro individuano l'Amazzonia, il polmone verde del Pianeta, principalmente come una risorsa economica. Dalla sua elezione nel 2018 Bolsonaro ha contrastato quando non azzerato, tagliando drasticamente il budget, la ricerca sui mutamenti climatici nel Paese sudamericano e ha mandato la polizia in 17 università per bloccare le attività degli studenti impegnati in difesa del clima. E pochi giorni fa, contro il parere degli scienziati, annichiliti dalla distruzione a causa degli incendi del 22% del Pantanal, la maggiore riserva faunistica brasiliana (dove il giaguaro) , Ricardo Salles, il ministro dell'ambiente nominato da Bolsonaro, ha deciso di escludere dalla protezione ambientale le foreste costiere, tra cui quelle di mangrovie fondamentali contro i processi di erosione, perché 'limitano lo sviluppo economico'.

TRUMP SACRIFICA L'AMBIENTE PER IL PETROLIO

Negli Stati Uniti Trump ha minacciato più volte di chiudere l'Environmental Protection Agency (EPA) che dal 1970 controlla acqua, aria e salute del Paese più ricco del mondo con 15.000 dipendenti tra cui 1100 scienziati. In ballo c'è l'autosufficienza energetica del Paese con trivellazioni in Alaska e la devastante tecnica del fracking, la frantumazione idraulica della roccia per ricavare gas o petrolio. E non accetta che all'origine dei catastrofici incendi in California ci sia il global warming: sono bruciati 12.000 kmq di foreste, come metà del Piemonte. Report in inglese

L'AUSTRALIA INGNORA IL RAPPORTO TRA CLIMA E INCENDI

In Australia - devastata nella scorsa estate australe (dicembre-marzo) dalla più catastrofica serie di incendi (15.000) a memoria d'uomo che hanno ucciso 34 persone e decine se non centinaia di milioni di animali e distrutto 180.000 kmq di foreste (più della metà della superficie dell'Italia) - il governo conservatore fa sempre più pressioni sugli scienziati perché sottovalutino il problema. Conservation Letters della Society for Conservation Biology riporta negli ultimi mesi interferenze del governo su oltre un terzo degli scienziati impegnati nella ricerca sui mutamenti climatici. A Canberra vorrebbero negare il rapporto tra clima e incendi forestali e i pronostici degli scienziati che la Black Summer del 2020 sia solo il primo di una serie di eventi catastrofici per l'Australia.

03/10/2020

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