IL BOOM DEL WHALE WATCHING IMPONE REGOLE PER NON ALTERARE LA VITA DEI CETACEI

Norme ambientali per l'attività in mare e un certificato per riconoscere gli operatori responsabili

Il boom del whale watching, come di altre attività naturalistiche, impone l'adozione di regole perché il desiderio di avvistare balene e delfini ha provocato un rapido proliferare di operatori che propongono escursioni in mare, attività spesso più attente a soddisfare il desiderio dei clienti che a rispettare ambiente e animali, con imbarcazioni che si avvicinano ai cetacei quasi da poterli accarezzare. <Azioni che rischiano di avere un impatto negativo sul comportamento naturale dei cetacei e influenzare i loro modelli migratori> spiega Paolo Bray, fondatore di Friend of the Sea, la sezione della World Sustainability Organization che si occupa della tutela del mare, certifica gli operatori turistici che rispettano le norme a difesa dell'ambiente marino e collabora con loro in Sicilia e in Sardegna.

Friend of the Sea detta regole responsabili per mantenere sostenibili e a basso impatto le attività di whale watching anche per potere continuare a godere nel tempo di questi magici incontri. Gli operatori devono navigare a velocità lenta e costante di 5 nodi l'ora e, in  area di osservazione, tenere una distanza minima di 100 metri dalle balene e 50 metri dai delfini. Oltre alle norme già previste dalla certificazione Sustainable Dolphin and Whale Watching, come non emettere suoni nell'acqua per attirare i cetacei. Per riconoscere gli operatori più responsabili Friend of the Sea di recente ha istituito il Whale Safe Award. Andato ad esempio ai dieci pescatori di Lampedusa che - dopo aver frequentato i corsi dell’associazione MeRiS Mediterraneo ricerca e sviluppo  su biologia dei cetacei, riconoscimento delle specie e norme ambientali del whale watching - ospitano in estate escursioni alla ricerca dei delfini nell’area marina protetta e lo fanno con le stesse imbarcazioni con cui il resto dell’anno pescano. E al progetto della Onlus Worldrise a Golfo Aranci, in Sardegna, dove una rete di operatori pratica l'avvistamento dei delfini rispettando le norme di condotta sostenibili. Dal 2014 12.000 persone sono state sensibilizzate dall'onlus che, dal 2019, compie anche un'attività di ricerca scientifica sull'ipotesi che il golfo sia usato dai tursiopi per allevare i cuccioli: in due anni di monitoraggio sono state percorse 1680 miglia nautiche, effettuati 220 avvistamenti e censiti 92 esemplari.

06/07/2022

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